L’esposizione internazionale d’arte

Alla Biennale il Vaticano porta Ildegarda di Bingen. «L’orecchio è l’occhio dell’anima», da Brian Eno e Patti Smith

Ventiquattro gli artisti parte della «composizione sonora collaborativa». Presentato il Padiglione presso la Sala Stampa della Santa Sede, Intesa Sanpaolo main sponsor

di Nicola Barone

Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, 2025, Photo_ Ermanno Barucco Courtesy Provincia veneta dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi

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Per vedere a volte bisogna prima imparare ad ascoltare. C’è qualcosa di sommessamente radicale nel Padiglione della Santa Sede alla 61ª Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Ad un tempo scandito da accelerazione progressiva e instabilità, a più livelli, il Vaticano sceglie di rispondere con un gesto in direzione contraria: fermarsi, sentire, contemplare. L’orecchio è l’occhio dell’anima, questo il titolo, è mutuato dall’ultima opera del grande regista e scrittore tedesco Alexander Kluge, scomparso il 25 marzo 2026 all’età di novantaquattro anni; la costruzione complessiva si dispiega attraverso due sedi veneziane dense di storia intorno a ventiquattro artisti, musicisti e poeti con la figura di una badessa benedettina del dodicesimo secolo a fare da guida, Ildegarda di Bingen.

La “polimata” visionaria

Curato da Hans Ulrich Obrist — direttore artistico della Serpentine di Londra e tra le figure più influenti della curatela internazionale contemporanea — e dall’editore e tecnologo Ben Vickers, in stretta collaborazione con il collettivo Soundwalk Collective, il padiglione non si limita a esporre opere: orchestra piuttosto un atto collettivo e immersivo di ascolto. La proposta di Koyo Kouoh per la Biennale era a sintonizzarsi su una frequenza più silenziosa dell’esperienza. E non senza un’intuizione efficace la Santa Sede mette al centro di tutto una donna visionaria, guaritrice e compositrice, proclamata dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI nel 2012. Uno spirito eccezionale per la sua epoca la cui opera — le scritture teologiche, le composizioni musicali, le visioni cosmologiche — offre non a caso un materiale straordinariamente fertile al dialogo con il presente. L’idea portante del padiglione è infatti proprio questa: commissionare a un gruppo di artisti nuove opere sonore che rispondano ai canti, agli scritti e alle immagini di Ildegarda attraverso voce, strumenti e, talvolta, il silenzio stesso.

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Due le sedi, si parte dal Giardino Mistico

Il padiglione si articola in due sedi geograficamente e simbolicamente distinte. La prima è il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio: uno spazio verde monastico nascosto all’interno di un convento del Seicento, oggi curato dalla comunità carmelitana. Qui i visitatori sono invitati a indossare le cuffie e ad ascoltare le nuove commissioni passeggiando tra la vegetazione, mentre uno strumento site-specific realizzato da Soundwalk Collective “ascolta” il giardino in tempo reale, restituendo un’ulteriore dimensione sonora al luogo. L’elenco dei partecipanti è tanto eclettico quanto rivelatore delle ambizioni del progetto: Brian Eno, Patti Smith, FKA Twigs, Meredith Monk, Jim Jarmusch, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, Suzanne Ciani, Laraaji, Kali Malone, Moor Mother, Otobong Nkanga, Raúl Zurita, Precious Okoyomon, Kazu Makino, Bhanu Kapil, Carminho, Holly Herndon con Mat Dryhurst, Terry Riley e le stesse monache benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda di Eibingen, custodi viventi della tradizione hildegardiana. La seconda sede è il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, nel sestiere di Castello, che il padiglione trasforma in uno scriptorium contemporaneo — il luogo in cui, nel Medioevo, i monaci copiavano e miniavano i libri. Strutturato attorno a tre nuclei principali, lo spazio ospita un archivio vivente di testi e ricerche ildegardiane, i libri d’artista di Ilda David’ e un progetto architettonico monastico inedito di Tatiana Bilbao Estudio. Vi trova posto, soprattutto, l’opera finale di Kluge: una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni distribuite in tre ambienti, realizzata prima della sua morte e concepita in dialogo con la logica del restauro industriale in corso nell’edificio. È a Kluge, inoltre, che si deve il titolo stesso del padiglione, prestato dalla sua ultima riflessione sull’arte e sul tempo.

Cardinal Tolentino: curare le ferite del presente

«Tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le ferite». Per il cardinale Josè Tolentino De Mendonça, prefetto vaticano per la Cultura e l’Educazione, queste parole programmatiche di papa Leone XIV sono state la chiave per l’ideazione del padiglione. La scelta della “protagonista” riguarda «una figura che può apparire distante, essendo una mistica del XII secolo, ma che possiede una voce fortemente contemporanea, capace di illuminare gli interrogativi e i percorsi del presente». Ed ecco perché «non deve sorprendere che la Biennale dialoghi con la figura di una monaca, in quanto ogni artista, anche il più lontano dall’orizzonte religioso, assomiglia a un monaco nell’intensità della sua ricerca interiore». Secondo il cardinale, «il nostro tempo ha bisogno di nuovi maestri, e il profilo polifonico di Ildegarda può esserci d’aiuto come antidoto all’esasperazione delle monodie, ispirandoci nella gestazione di nuove visioni».

Coppola: corresponsabilità estesa anche al privato

Il padiglione ha in Intesa Sanpaolo il main sponsor. «C’è una sorta di corresponsabilità globale, che non riguarda soltanto le istituzioni pubbliche, quelle spirituali, ma ha a che fare con il Paese tutto insieme, comprese le imprese private che ne fanno parte”, ha spiegato l’executive director Arte Cultura e Beni Storici Michele Coppola. «Nell’invito a rallentare il proprio ritmo e a comprendere meglio ciò che accade, in questa sorta di condivisione collettiva e corale, credo ci sia il desiderio se non la necessità di dare il piccolo proprio contributo».

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