Seconda edizione

Alla Biennale di Malta gli artisti italiani raccolgono i frutti

Sono 11 gli autori (14,6%) su 130 presenze. L’appuntamento restituisce una visibilità internazionale

di Marilena Pirrelli

«Their Eyes Have No Lids», 2019 di Salvatore Arancio al Forte Sant’Angelo, Birgu

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Alla Biennale di Malta gli artisti italiani ci sono. La seconda edizione dal titolo «Clean / Clear / Cut», è curata dalla direttrice artistica Rosa Martínez. Organizzata da Heritage Malta, l’evento ospita sino al 29 maggio oltre 130 artisti (di cui 11 italiani con il 14,6%) in rappresentanza di circa 43 paesi, e comprende anche 27 padiglioni: otto nazionali (Malta, Polonia, Francia, Spagna, Finlandia, Armenia, Serbia e Cina) e 19 tematici. La mostra internazionale e i padiglioni distribuiti in 11 musei e siti storici di Heritage Malta si estende tra La Valletta, Vittoriosa, Victoria e Xaghra a Gozo, proprio perché la Biennale è nata con l’obiettivo di creare un dialogo aperto tra passato e presente, tra patrimonio culturale e arte contemporanea.

«The Mantle / Wearing My Loss», 2002-2025 di Loredana Longo al Palazzo dell’Inquisitore, Birgu

Gli italiani

Se a Venezia in Biennale gli artisti italiani li troveremo solo negli eventi collaterali e a Manifesta 16 Ruhr tra gli oltre 100 artisti non c’è nessun italiano, Malta invece, grazie anche a curatele italiane, mette ben in evidenza il lavoro di autori italiani nati tra il 1960 (Cattelan il più noto e il più âgé con «Untitled», 2018, al Palazzo del Gran Maestro, Valletta) e la fine degli anni 1980 con il duo The Cool Couple. E non mancano i premi: il Maltese Falcon è stato assegnato per la migliore opera è Concetta Modica (classe 1969, nata Ragusa, vive e lavora a Milano) per «Fragments of the sky of Malta: The journey of a tomato sepal to become a star». Il suo lavoro si concentra sui paradossi del presente: l’epopea di un sepalo di pomodoro in terracotta e bronzo che traccia il percorso della Biennale sino a diventare una stella. Dalla Galleria Pantaleone a Palermo si è da poco conclusa una sua mostra: le piccole ceramiche sono offerte da 1.200 euro fino a 10 mila per i lavori più grandi. Loredana Longo (1967, Catania, vive e lavora a Milano) presenta «The Mantle / Wearing My Loss», 2002-2025 nel Palazzo dell’Inquisitore a Birgu. La sua pratica artistica spazia tra installazioni, sculture e performance, affrontando temi quali il potere, la violenza e la trasformazione. A Malta il mantello/scultura è realizzato con i suoi capelli raccolti nei decenni: diventa un archivio vivente di perdita, malattia e resistenza trasformando il trauma personale in un gesto collettivo di memoria, purificazione e resistenza proprio al Palazzo dell’Inquisitore. Da Pantaleone i suoi lavori più piccoli costano sui 5 mila euro e le opere più grandi sino a 45 mila.

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«Aesthetics of the Apocalypse», 2017-2024, dettaglio, di Pamela Diamante al Forte Sant’Angelo, Birgu


Sicuramente merita attenzione l’«Aesthetics of the Apocalypse», 2017-2024 di Pamela Diamante (1985, Bari, vive e lavora ) al Forte Sant’Angelo a Birgu. Nella sua pratica multidisciplinare, che abbraccia fotografia, scultura e installazione, esplora il rapporto tra classi sociali e strutture di potere politico ed economico. Nell’opera in Biennale lo spettatore si confronta con un progetto in corso composto da dittici fotografici che accostano immagini documentarie di catastrofi naturali e tecnologiche a opere d’arte di diversi artisti. Grazie ai parallelismi visivi, l’opera riflette sul disastro come forma estetica e come condizione permanente che plasma il presente. È in corso a Bari alla Pinacoteca Giaquinto la mostra «Le invisibili. Esistenze Radicali» e a giugno inaugura «Finding my religion», collettiva a cura di Franko B presso Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, e in settembre una collettiva presso la Galleria Gilda Lavia, qui le sue opere hanno un range di quotazione tra 2 - 50 mila euro. Sempre al Forte Sant’Angelo l’installazione «Their Eyes Have No Lids», 2019 di Salvatore Arancio (1974, Catania, vive tra Londra e Nizza), già presente in biennali internazionali come Venezia, Shenzhen e Quebec, indaga attraverso una salamandra pedomorfica del Messico, il potenziale trasformativo delle immagini, esplorando i punti di incontro tra mito, scienza, natura e spiritualità. Da Federica Schiavo Gallery a Roma il range delle sue opere va da 2.500 a 80 mila euro, è rappresentato anche da Semiose a Parigi.

«Nine Nights of Malta: The journey of a Tomato Sepal to become a Star», 2025 di Concetta Modica

I padiglioni tematici

E poi ci sono i Padiglioni tematici: alla Vecchia armeria di Birgu, Francesca Guerisoli ha curato l’installazione «So Good to Feel Real» del duo The Cool Couple (Niccolò Benetton, Chiampo 1986; Simone Santilli, Porto Gruaro 1987), installazione prodotta da Fondazione Oelle di Catania che racconta come le culture digitali trasformano violenza e guerre in uno spettacolo ludico con una crescente desensibilizzazione verso la sofferenza reale. Da MAAB Gallery e MLZ Art il range delle fotografie è tra 2-8 mila euro, delle sculture/oggetti tra 1-10 mila e dei dipinti/disegni tra 1-5 mila euro. Ancora alla Vecchia Armeria di Birgu troviamo il Padiglione tematico «Repertoire in Intermedial Mode» di Francesco Bertelé (1978, vive a Canzo) che, attraverso video, realtà virtuale e azioni site-specific, riflette su migrazione, trasformazione e confini mutevoli. Aziza Shaden e Luca Resta (1982, Seriate, vive a Parigi) firmano il Padiglione «Sea Pavilion: Nothing Precious, Precious Nothing» a Forte Sant’Elmo e al Museo Nazionale della Guerra, Valletta. Resta esplora lo spazio sociale e culturale in cui vive per affinare un processo creativo legato alle pratiche di accumulazione, riproduzione e trasformazione; è rappresentato da Yvon Lambert (le sue sculture vanno da 2 mila a 13mila euro) ed è stato esposto anche da 22.48 m² a Parigi. 
«Umanissima Sopravvivenza» al MUŻA è di Sergio Racanati (1982, Bisceglie, dove vive e lavora). Così Racanati: «La mia ricerca nell’ambito dell’arte contemporanea si fonda su un approccio che tenta di rispondere a tematiche politiche e sociali. La questione del finanziamento di un mio lavoro artistico che affronta temi “scottanti” è estremamente complessa, soprattutto considerando che si tratta di un’attività che spesso sfida le convenzioni sociali, politiche ed economiche e con essa le formalizzioni a volte lontane dall’idea di oggetto d’arte a cui il collezionismo a volte è legato. La prima modalità di sostegno al mio lavoro è l’autoproduzione. Questo approccio implica un livello di indipendenza che consente di rimanere fedeli ai propri principi e al contenuto del lavoro, senza vincoli o compromessi dettati da finanziatori o istituzioni. Tuttavia, l’autoproduzione non è sempre sostenibile a lungo termine, poiché richiede risorse economiche proprie che possono essere limitate. In questo contesto, l’autoproduzione diventa un atto di resistenza, una forma di autogestione in un campo che spesso non riconosce il valore del lavoro artistico al di fuori del circuito commerciale».
All’Armeria troviamo anche «Unwashed - Black Madonnas and White Lies» di Lanfranco Aceti, anche accademico e curatore, è professore associato in Arte Contemporanea e Cultura Digitale alla Sabanci University di Istanbul. La sua ricerca interdisciplinare si concentra sull’intersezione delle arti digitali, culture visuali e tecnologie dei nuovi media. Realizza installazioni, progetti nello spazio pubblico, performance e mostre su temi quali giustizia sociale, postdemocrazia, migrazione, crisi climatica, forme di resistenza e ipotesi sociali matriarcali. Infine, «Counterpoint Pavilion» con Iris Eysermans, Mahmoud Saleh Mohammadi e Maurizio Chiocchetti. Lavora principalmente con la fotografia in bianco e nero. Le sue immagini nascono da situazioni attraverso cui fluisce il visibile, sospeso tra presenza e assenza. Non tutti artisti noti, alcuni attivi fuori dall’Italia, che espongono a Malta lavori che ben rappresentano il loro percorso di ricerca artistica.

«Untitled», 2018 di Maurizio Cattelan, acrilico su legno, acciaio, luce, 376 x 333 x 830 cm, il lavoro replica la Cappella Sistina, Palazzo del Gran Maestro, Valletta, courtesy Perrotin Gallery

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