Oltre la Biennale

All’Isola di San Giacomo un nuovo modello di ecologia, economia circolare e arte

Nella Laguna di Venezia, fra Murano e Burano, inaugura la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo con tre mostre e sei installazioni nel giardino, aperte al pubblico.

di Redazione

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo con alle sue spalle l’albero-faro Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz, durante l’inaugurazione della terza sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo all’Isola di San Giacomo, Venezia.

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Era il 2024 quando l’artista, danzatrice e coreografa Eun-Me Ahn fece un rituale collettivo e trasformativo di benedizione dell’Isola di San Giacomo, ispirato alla tradizione sciamanica coreana. Pinky Pinky “Good”, che avvolse mare e terra in una nuvola di fumo rosa e pietre colorate, è diventato un simbolo benaugurale, scelto, proprio per questo, come copertina del numero Speciale Arte di HTSI, dedicato ai trent’anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. 

Due anni esatti dopo, il 7 maggio 2026, l’isola della laguna veneziana ha inaugurato ufficialmente e si propone di diventare un laboratorio innovativo di arte contemporanea e sostenibilità, dove la lentezza della ricerca, il silenzio del paesaggio e il dialogo interdisciplinare saranno il cuore delle attività. 

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Un tempo monastero, poi presidio militare in epoca napoleonica, il sito versava in condizioni di degrado e abbandono. Il restauro non è stato solo architettonico: si è trattato di un complesso progetto di recupero volto a trasformarlo in un ecosistema di economia circolare, allo scopo di coltivare non solo l’arte contemporanea ma di sviluppare sensibilità e pratiche green.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, oltre che columnist di HTSI fin dal primo numero, con la sua seguitissima rubrica Viaggi d’arte, vi ha raccolto alcune delle opere più grandi e rappresentative della sua collezione e altre le ha commissionate appositamente per il luogo. 

La scritta luminosa Patriarchy = CO2di Claire Fontaine a GONOGO.

Sei le installazioni permanenti nel giardino che richiamano il tema dell’ambiente, dalla scritta luminosa Patriarchy = CO2di Claire Fontaine a GONOGO, il razzo gigante di Goshka Macuga, dall’albero-faro Old Tree (Pink Seas) di Pamela Rosenkranz alla monumentale Nixe di Thomas Schütte. E ancora la cappella inclinata, opera site specific di Hugh Hayden e infine l’omaggio di Mario García Torres ad Alighiero Boetti. 

Il razzo gigante di Goshka Macuga.

La monumentale Nixe di Thomas Schütte.

Sono tre invece le mostre distribuite negli spazi dell’ex Polveriera Est, Polveriera Ovest e del Project Space: Fanfare/Lament, la personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist; la collettiva Don’t have hope, be hope!, con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo; Isola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images, una selezione di scatti di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno del cantiere di restauro. L’isola è stata concepita come uno spazio aperto, con accesso gratuito e accessibile. Prima di arrivare alla sua apertura continuativa, sarà inizialmente visitabile solo durante le inaugurazioni delle mostre, concomitanti con le Biennali di Venezia, e in occasione di visite guidate per gruppi, su prenotazione, ma è già stata stipulata una convenzione con il Comune che prevede una fermata a richiesta a San Giacomo sulla tratta Murano-Burano ed è in costruzione il molo per l’attracco dei vaporetti.

Project Space: Fanfare/Lament, la personale di Matt Copson.

La copertina dello Speciale Arte di HTSI per i trent’anni della Fondazione.

  

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