Ricerca Acli

All’estero il 2,2% dei pensionati italiani, ma ora le «migrazioni» frenano: ecco perché

Gli italiani con una pensione che vivono in altri Paesi rappresentano oltre il 2,2% del totale dei beneficiari di prestazione pensionistiche. Ma il fenomeno delle “migrazioni”, in voga negli anni scorsi soprattutto per i vantaggi fiscali garantiti da alcuni Paesi come Portogallo, Albania o Malta, si sta ora attenuando a causa dell’aumento del costo della vita anche nelle altre nazioni e delle spese sanitarie da affrontare per un’assicurazione privata. Le Acli: serve una riflessione sul futuro. Tra le proposte formulate c’è quella di investire sulle aree interne per fermare la fuga di pensionati

di Marco Rogari

Elderly couple calculating costs of household. Senior people with low pension

3' di lettura

3' di lettura

È rappresentato da oltre il 2,2% del totale dei pensionati italiani, nel 52,3% dei casi ha una fisionomia femminile, e in prevalenza è costituito da coppie in età relativamente giovane. Si tratta del “popolo” degli italiani in pensione che hanno deciso di trasferirsi all’estero, principalmente per i vantaggi fiscali ma anche per un costo della vita più basso rispetto a quello del nostro Paese.

Un fen0meno che è stato molto di moda negli anni scorsi ma che è ora in una fase decrescente, come evidenzia una ricerca dell’Acli, in collaborazione Università di Camerino e sulla base anche di dati Inps, che è stata presentata alla Camera, alla presenza, tra gli altri, di Toni Ricciardi (M5s) e Virginio Merola (Pd). E tra le cause di questa decrescita il dossier individua proprio l’aumento costo della vita anche nelle mete estere, le spese sanitarie che vanno affrontate per un’assicurazione privata e anche la rinuncia a misure di “vantaggio” messe in atto dal governo italiano, come ad esempio la “social card”. Le Acli sottolineano: serve una riflessione per il futuro. Tra le proposte formulate c’è quella di investire sulle aree interne per fermare la fuga di pensionati.

Loading...

Motivi e fattori che hanno favorito la «migrazione» dei pensionati italiani

Secondo la ricerca presentata dall’Acli - che si fonda su un’analisi comparata delle normative e dei dati sull’emigrazione e l’inserimento sociale degli emigrati pensionati curata da Stefano Testa Bappenheim, dell’Università di Camerino - il “risparmio tributario”, il costo della vita inferiore a quello del nostro Paese e anche il clima sud.occidentale della destinazione all’estero, sono tra i motivi che hanno indotto i pensionati italiani a trasferirsi in altre nazioni. Ma ci sono anche altri fattori che possono aver favorito il trasferimento, come gli spostamenti veloci in aereo, spesso con costi basi nel caso delle compagnie low cost, la libertà di movimento nella Ue o la possibilità di usare l’euro.

Portogallo, Albania e Malta tra i Paesi con «appeal fiscale» per i nostri pensionati

Lo studio dà ampio spazio a un’analisi dei vari vantaggi, in primis fiscali (ma non solo), che ci possono essere in vari Paesi per “attrarre” i pensionati stranieri. Nell’elenco oggetto del “confronto” ci sono Portogallo, Spagna, Malta, Grecia, Bulgaria, Albania, Tunisia e Capo Verde.

Che cosa accade dopo il periodo di tassazione agevolata

La ricerca mette in evidenza che, una volta esaurito il periodo di tassazione agevolata, le persone che si erano trasferite tendevano a rimanere nel “nuovo” Paese. Ma nel caso in cui uno dei coniugi fosse nel frattempo deceduto e la persona in pensione avesse avuto figli e nipoti in Italia, si notava una maggiore propensione al ritorno nel nostro Paese.

L’estero non è più una meta ambita: le cause del recente andamento decrescente

Le Acli segnalano un calo dei pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero, passando da quasi 300mila nel 2020 a 274mila nel 2022, ma avvertono che il fenomeno non deve essere sottovalutato. Nello studio si afferma che tra le cause del trend in decrescita di pensionati italiani all’estero ci sono l’aumento del costo della vita anche nelle mete estere e le spese sanitarie che vanno affrontate per un’assicurazione privata. A ciò va aggiunto - si fa sempre notare nel dossier - che partire significa rinunciare a misure di “vantaggio” messe in atto dal governo italiano, come ad esempio la “social card”. Inoltre, anche il nostro Paese sta adottando una serie di provvedimenti per essere attrattiva per pensionati esteri: chi ha una pensione estera e si trasferisce nel Mezzogiorno può godere di una flat tax al 7% per 10 anni. La ricerca «ci dice che i pensionati italiani all’estero non possono essere più considerati un fenomeno sporadico o folkloristico, ma devono essere visti come una realtà strutturale, destinata a crescere se non si attueranno politiche adeguate», ha affermato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli. Tra le soluzioni proposte per “gestire” questo fenomeno c’è quella di investire sulle aree interne per fermare la fuga di pensionati.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti