Opinioni

Ali e radici nelle famiglie imprenditoriali: il caso Beckham e la sfida delle next gen

di Alfredo De Massis ed Emanuela Rondi

Mia Regan, Romeo Beckham, Cruz Beckham, Harper Beckham, David Beckham, Victoria Beckham, Brooklyn Beckham e Peltz Beckham  (Alamy Stock Photo)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il conflitto esploso pubblicamente nella famiglia Beckham viene letto come una vicenda di rapporti difficili sotto i riflettori. In realtà, parla da vicino alle famiglie imprenditoriali alle prese con il passaggio generazionale: cosa accade quando figli cresciuti in sistemi dove la coesione sconfina nell’invischiamento cercano di affermare la propria autonomia.

Il progressivo allontanamento del primogenito Brooklyn dai genitori, manifestato con prese di posizione pubbliche, riflette una tensione ricorrente nelle famiglie imprenditoriali: radici forti che, se non accompagnate da spazi di differenziazione, rischiano di trasformarsi in vincoli anziché risorse.

Loading...

I Beckham sono una famiglia celebre che nel tempo è diventata imprenditoriale: brand globale, capitale reputazionale e forte legame tra identità familiare e valore economico. Si tratta di un sistema dai confini interni deboli, dove tutto è intrecciato, e dai confini esterni marcati, con un’immagine costantemente presidiata. È una configurazione analoga alle famiglie imprenditoriali tradizionali, dove le sfere affettiva, di proprietà e di governance tendono a sovrapporsi e la reputazione esterna è fondamentale.

Brooklyn cresce all’interno di una forte immagine familiare. Nel 2016 Victoria ha registrato come marchi commerciali i nomi dei figli, trasformando l’identità anagrafica in asset del brand familiare. I diritti scadono a dicembre 2026 e Brooklyn ha già segnalato l’intenzione di non rinnovarli. L’aspettativa di continuità simbolica – essere parte del brand, incarnarne i valori, sostenerne la narrazione pubblica – riduce lo spazio per una costruzione autonoma del sé. I processi di differenziazione necessari allo sviluppo della propria identità entrano in tensione con il senso di appartenenza.

Qui emerge il nodo centrale del rapporto tra radici e ali. Le famiglie imprenditoriali sono per loro natura orientate alla trasmissione di valori, visione e patrimonio materiale e immateriale. Le radici rappresentano stabilità, continuità e identità familiare; affinché la continuità sia sostenibile, ad esse si devono affiancare spazi di autonomia, sperimentazione e legittimazione personale per le next gen, così da sviluppare una traiettoria propria.

Tenere i figli molto vicini a famiglia e impresa è una strategia di ingaggio. Tuttavia, la prossimità senza progressiva ridefinizione dei confini può ostacolare il processo di individuazione. È un fenomeno ben documentato negli studi sulle imprese familiari: quanto più a lungo l’autonomia delle next gen viene rimandata, tanto più tende a manifestarsi in forma discontinua. Se le ali non vengono esercitate gradualmente attraverso l’individuazione finiscono per aprirsi improvvisamente, strappi talvolta con traumi.

Il passaggio dalla fase di accudimento alla co-adultità tra genitori e figli è uno dei momenti più critici per i sistemi familiari, specialmente quelli imprenditoriali. È il momento per ridefinire ruoli, confini e poteri in modo esplicito e negoziato. Se ciò non avviene, il sistema tende a irrigidirsi, mantenendo assetti funzionali al passato ma disfunzionali per il futuro.

In occasione dell’emergere di una nuova coppia queste dinamiche accelerano. L’ingresso di un partner introduce nel sistema nuovi valori, aspettative e alleanze, rendendo necessario il bisogno di separazione. Quando la famiglia ha dinamiche relazionali poco flessibili, la transizione verso l’autonomia diventa difensiva e polarizzata.

Il caso Beckham rende evidente un paradosso che molte famiglie imprenditoriali faticano a riconoscere: proteggere troppo la continuità può compromettere l’ingaggio delle next gen. Quando ciò accade, le ali non si aprono per volare, ma per fuggire.

L’ingaggio delle next gen non può essere improvvisato, né affidato alla sola qualità delle relazioni affettive. Richiede progettualità, regole condivise, spazi di confronto e il riconoscimento che l’individuazione e l’autonomia non compromettono la continuità, ma ne sono condizione necessaria. Senza ali, le radici non reggono nel tempo. Senza un disegno consapevole del passaggio generazionale, anche i sistemi familiari più solidi rischiano di perdere proprio ciò che cercano di proteggere.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti