Alberi alleati nella lotta al taglio delle emissioni
Da Onu e Ue l’impegno a piantare arbusti per migliorare la qualità dell’aria e promuovere la resilienza ecologica. Una diminuzione della ricchezza della specie arborea causerebbe perdite globali annue tra 13 e 23 miliardi di dollari
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Migliorano la qualità dell’aria e dell’acqua catturando la Co2, ristabiliscono la biodiversità, creando habitat per numerose specie. Promuovono la resilienza degli ecosistemi di fronte ai cambiamenti climatici e hanno un effetto curativo anche su di noi.Gli effetti ecosistemici degli alberi sono sempre più al centro degli studi accademici per poi arrivare a condizionare positivamente le strategie climatiche a livello internazionali, dall’Onu alla Ue. A più riprese le Nazioni Unite hanno sottolineato il contributo di nuovi alberi al raggiungimento dell’obiettivo 15 dell’Agenda Onu 2030 che punta a proteggere la vita sulla Terra in tutte le sue specie. Mentre la Strategia forestale Ue (che ha preso le mosse nell’ambito del Green Deal) ha posto l’obiettivo di piantare 3 miliardi di alberi in più entro il 2030 per mitigare l’impatto climatico e aiutare le popolazioni ad adattarsi al climate change. Questo impegno è stato ribadito dalla Legge di ripristino della natura (il regolamento Ue in vigore dall’agosto 2024): prevede il mantenimento degli spazi verdi urbani e la copertura arborea urbana e il loro incremento dopo il 2030. Non solo. Anche il nuovo regolamento Ue sulla deforestazione, la cui entrata in vigore è stata posticipata di un anno, al 30 dicembre 2025, mette il tema della copertura arborea e del degrado forestale al centro. A partire da quella data sarà infatti vietata la vendita nella Ue di prodotti provenienti da terreni disboscati.
Il tema si fa ogni giorno più complesso. Tanto che Giorgio Alberti, professore ordinario di selvicoltura e assestamento Forestale dell’Università di Udine e ricercatore del National Biodiversity Future Center, invita a rendere sempre più profonda la conoscenza della diversità arborea. Perché la posta in gioco è alta: «Una diminuzione del 10% della ricchezza di specie arboree distribuita uniformemente nel mondo - spiega - causerebbe una riduzione della produttività dal 2,1% al 3,1%, che corrisponderebbe a una perdita di 13-23 miliardi di dollari all’anno». Così Alberti ha deciso di ripartire dall’ascolto. Sul dorsale del Sentiero Italia - ideato dal Cai su 7mila chilometri - sta monitorando con l’aiuto dei sensori TreeTalker (uno IoT adattato alle piante) tre tipologie di bosco a gestione forestale ordinaria, con vegetazione sentinella e, infine, un bosco che si è insediato su terreni agricoli abbandonati (caso tra i più diffusi negli ultimi 50 anni).
Dall’ascolto degli alberi si ricavano parametri del loro metabolismo, come l’attività fotosintetica, l’evapotraspirazione, il trasporto dell’acqua dalle radici alle foglie, la temperatura e l’umidità, tutti necessari per calcolare lo stoccaggio e l’assorbimento dell’anidride carbonica. Piante, boschi e foreste diventano così indicatori di benessere economico e potrebbero essere la chiave per trasformare la sostenibilità da normativa a vantaggio competitivo. Per il beneficio di tutta la comunità.
benessere economico e potrebbero essere la chiave per trasformare la sostenibilità da normativa a vantaggio competitivo. In questo momento, dove le aziende italiane sono alle prese con le direttive Omnibus della Commissione europea, potrebbe essere una boccata di ossigeno.


