Alberghi, il virus fa perdere il 45-55% dei volumi sul 2019
Una analisi della società di consulenza Thrends prevede che siano le città d’arte le più penalizzate dall’emergenza sanitaria
di Paola Dezza
3' di lettura
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Il weekend fuori porta, il viaggio breve in una capitale europea, la lunga vacanza intercontinentale. Tutto dimenticato, archiviato, almeno per il momento. In tempi di coronavirus viaggi e vacanze sono solo un sogno, da progettare e programmare per quando l’emergenza sanitaria sarà finita. E a farne le spese sono, dall’inizio della crisi, soprattutto gli alberghi. Quelli in città, ma anche quelli al mare o al lago che avrebbero dovuto inaugurare la stagione in questi giorni.
«Diversamente da come a fine febbraio poteva apparire, la crisi di domanda innescata dall’attuazione di misure volte a contrastare il virus non spiegherà i suoi effetti solo su marzo e aprile 2020» sottolinea
Giorgio Ribaudo, analisi di Thrends (società di consulenza specializzata nell’analisi nel settore turismo e hospitality) e professore di Tourism Economics and Management all’Università di Bologna.
Le proiezioni per il futuro della domanda per l’Italia sono chiaramente ancorate agli scenari di ripresa, quindi al termine del lock-down.
«Le più importanti cause che genereranno una riduzione dei volumi totali di domanda italiana ed estera - continua -, saranno la riduzione del monte ferie, la riduzione della capacità di spesa, la riduzione della booking window, ma anche l’indebolimento del sistema di intermediazione, la contrazione dell’offerta e le informazioni sul riaffacciarsi dell’epidemia».
Uno studio di Thrends presenta le prime proiezioni di questa crisi sul comparto alberghiero. In uno scenario di termine del lockdown per l’Italia al 15 aprile lo studio prevede un crollo della domanda alberghiera per circa 126 milioni di presenze, in pratica un -45% sui volumi 2018-2019.
In uno scenario, decisamente grave, di termine del lockdown al 15 maggio lo studio prevede un calo di circa 153 milioni di presenze, in pratica un -55%.
Va inoltre considerato che la crisi finanziaria che si è innescata con il Covid-19, ma che ha radici purtroppo più profonde, potrebbe avere un effetto negativo sul business travel a livello globale e nel breve periodo potrebbe ridurre la domanda per l’Italia sui mesi di settembre e ottobre che invece potevano ritenersi molto promettenti per il recupero dei numerosi eventi cancellati durante il primo semestre.
Le destinazioni più colpite in Italia saranno le città d’arte con un calo potenziale sul volume annuo del 2020 pari a circa il 50% nello scenario più favorevole. Fra i mercati esteri che dimostreranno una caduta più drastica si collocano gli Usa con valori attesi dal -65% al -72%.
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