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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Angelo Flaccavento
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Per quanto nella moda la voglia di tornare dove eravamo ormai quasi due anni or sono sia grande, c'è a questo punto qualcosa di anacronistico, se non addirittura fuori posto, a immaginare la sfilata tradizionalmente intesa. I format si evolvono, come si è visto anche a Milano.
In apertura della lunga maratona parigina, Maria Grazia Chiuri, da Dior, dichiara: «Ho voluto sottolineare l'aspetto performativo e ludico, per questo ho coinvolto l'artista Anna Paparatti nella realizzazione del set». Al centro dell''immenso stanzone nero, brulicante di scritte sulle pareti a mo' di ludoteca - che la ripartenza significhi ricongiungimento con il fanciullino interiore, considerato anche che l'infantilismo è uno dei segni del contemporaneo? - si erge una piattaforma circolare a gradoni, fatta di spicchi colorati e numerati. È una sorta di gioco dell'oca - l'artista lo ha chiamato Gioco del Nonsense - sul quale posa il plotone intero delle modelle. Una per una, avanzano a scatti, finché l'intera struttura è vuota, mentre il gruppo musicale Il Quadro di Troisi si esibisce dal vivo.
Una performance meccanica, insomma, ma molto coinvolgente, con un senso di geometria visiva che è il solo legame vero con la collezione - il rischio in queste operazioni totali è sempre che abito e set non si parlino, ma Chiuri lo scansa. Seppur caratterizzata dalla usuale vastità di riferimenti - dalla boxe alle linee yè yè alla pop art italiana - la prova, con le silhouette corte e nette, i colori piatti e saturi e la mancanza di decorazioni leziose, è una delle più asciutte di Chiuri, che nell'archivio della maison sceglie come punto di partenza lo Slim Look di Marc Bohan, datato 1961 e caposaldo del giovanilismo youthquake della decade. A tratti, è tutto molto letterale, ma il senso di sintesi giova al messaggio, e così la dimensione ludica. «Questa è la mia difesa del gioco della moda - conclude Chiuri -. L'abito ci aiuta a performare nel mondo».
Da Koché, Christelle Kocher sceglie la sfilata intima nei saloni dorati di un albergo di lusso, occhieggiando al format della couture d'antan. È una decisione azzeccata, che consente di apprezzare da vicino la finezza del lavoro di ricamo, la traslazione di materie e finiture preziose applicate a forme, per converso, sportive e stradaiole.
Marine Serre opta ancora una volta per il film, ma la proiezione è in presenza di pubblico, con manichini per esporre i look principali. È una occasione conviviale e piacevole, ma la discrepanza tra la ricchezza visiva ed emozionale del film e la relativa prevedibilità degli abiti poco convince.