Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Andrea Gagliardi
3' di lettura
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Dopo la caduta del governo Draghi, comunque impegnato nel disbrigo degli affari correnti con un ampio perimetro, quello del 25 settembre sarà a suo modo un voto storico, perché porterà all’insediamento a ottobre di due Camere in formato “small”, dimagrite di oltre il 30% dei parlamentari. La riforma costituzionale n.1 del 19 ottobre 2020 ha infatti ridotto da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori eletti: 600 parlamentari in tutto, dunque, ai quali si aggiungeranno i senatori a vita (non più di cinque nominabili dal capo dello Stato). Una situazione inedita con delle inevitabili modifiche sull’attività parlamentare. A breve, ad esempio, l'Aula di Palazzo Madama ridurrà il numero delle Commissioni permanenti da 14 a 10 accorpandone alcune (Esteri e Difesa, Ambiente e Lavori Pubblici, Industria e Agricoltura, Lavoro e Sanità).
Ma la riduzione dei seggi in Parlamento avrà come prima conseguenza l’esclusione di molti degli attuali deputati e senatori, che non torneranno in Aula dopo la prossima tornata elettorale.
In base ai sondaggi che li danno in forte crescita, solo Fratelli d’Italia aumenterebbe l’attuale rappresentanza in Parlamento (ora 21 senatori e 37 deputati). Tutti gli altri gruppi rischiano una “cura dimagrante” più o meno accentuata. A partire dai Cinque Stelle. Primo partito all’inizio della legislatura, in poco più di quattro anni la loro rappresentanza fra Camera e Senato si è dimezzata da 331 a 165 parlamentari. Un processo culminato un mese fa con lo strappo voluto da Luigi Di Maio, che ha portato con sé una sessantina di ex grillini, creando “Insieme per il futuro”. Accreditati ormai non molto sopra il 10% il 25 settembre i 5S potrebbero dimezzare i parlamentari attuali.
Quella che già si intravede ad ogni modo è una forte fibrillazione per la composizione delle liste. Sono sempre di meno ormai i collegi uninominali sicuri, e per le segreterie di partito non sarà facile trovare la quadra, considerando anche le quote di genere per garantire un’equa rappresentanza di uomini e donne tra i candidati. Non solo. Il tempo stringe. Manca solo un mese alla presentazione delle liste (21 e 22 agosto).
I collegi elettorali in cui è divisa l’Italia e che daranno forma al nuovo Parlamento sono stati ridisegnati con un decreto del 2020 che si è reso necessario dopo le modifiche introdotte con la legge costituzionale che ha ridotto a 600 il numero dei parlamentari. Con la nuova norma i collegi uninominali, assegnati con il sistema maggioritario, sono 221 (147 alla Camera e 74 al Senato) mentre quelli plurinominali su base proporzionale sono complessivamente 367 di cui 245 alla Camera e 122 al Senato. A questi si aggiungono i 12 collegi riservati ai deputati e ai senatori eletti all’estero (8 alla Camera e 4 al Senato).