Al Satellite oltre 700 «artigiani del futuro» da 43 Paesi
Domani la premiazione del 15esimo Salone Satellite Award
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L’insistenza sulle capacità manuali, fil rouge degli ultimi anni, è diventata un elemento strutturale della storica piattaforma dei giovani designer.
Marva Griffin, fondatrice e curatrice del Salone Satellite, lo sottolinea con il suo tipico tono di voce, fermo e passionale: «Ci siamo accorti, selezionando i ragazzi per il Satellite che, alla fine, si tornava sempre lì, alla componente manuale dei loro prototipi, che è cruciale per la messa in produzione innovativa e di qualità. Ora più che mai, proprio in questa era ad alta tecnologia». C’è da crederle: siamo alla 27ª edizione e il Salone Satellite ospita nei padiglioni 5 e 7 di Fiera Milano Rho il talento di oltre 700 designer under 35 provenienti da 43 Paesi, affiancati da 23 scuole e università di design internazionali.
Punto di orgoglio della manifestazione è non solo celebrare l’oggetto finito, ma soprattutto riconoscere i percorsi che generano e accompagnano l’evoluzione.
Tracce di questo retroterra, che fonde sperimentazione e tecniche di manualità, si rintracciano nel percorso personale di Emad Lajevardi. Radici persiane, base a Francoforte, Emad racconta le origini della sua sfida: «Mi sono chiesto cosa succederebbe se una singola linea potesse rimanere libera e indipendente, pur diventando il fondamento stesso del corpo di una sedia. Da qui è nata, tra le altre cose, “The Stitch chair”, quasi una scultura in tubi e lamiere di acciaio, una complessa sfida operativa che affascina vista da ogni angolazione, come se un filo ritmico intrecciasse seduta e schienale in una geometria circolare».
Baiba Soma, origini lettoni e studio in Olanda, si è cimentata in “Echoing roots”, una struttura fragilissima composta da 770 tubi di vetro, agganciati tra di loro per creare la forma luminosa finale. «Un oggetto che reinterpreta l’arte nel vetro esplorandone le potenzialità, un gioco di luci e riflessi che esalta l’idea di un ricordo lontano – sottolinea Baiba Soma –. Si riallaccia infatti all’antica arte pagana lettone della scultura-decorazione in paglia, che sta lentamente scomparendo. Ogni anno se ne intrecciava una nuova, bruciando quella vecchia e scacciando le negatività».
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