Al Museo del Genio l’ironia delle installazioni gonfiabili di Ugo Nespolo
L’esposizione site-specific presentata a Roma è “una fiera festante delle forme che dona spensieratezza e allegrezza ai visitatori di ogni età”
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L’effetto di uno shock architettonico è assicurato quando, tra le palazzine in stile liberty e anche umbertine del Quartiere Vittoria, ci si trova davanti, proprio di fronte al Tevere alle palafitte galleggianti in legno, sede delle più antiche società sportive remiere capitoline, il colosso razionalista del Museo del Genio. Concepito negli anni ’30 dall’architetto materano Gennaro de Matteis, che fu premiato al valor militare per i servigi prestati in battaglia tanto da essere promosso alla direzione dell’Ufficio Progetti del Ministero della Difesa, questo edificio presenta in facciata la forma di un’esedra sottile, scortata da due torrioni fortificati. Spesso protagonista di recenti serie e film dedicati al Fascismo, sorse in realtà per ospitare la collezione del Museo dell’ingegneria militare prima riunita a Castel Sant’Angelo, poi confluita appunto nel Museo storico del genio militare e inizialmente accolta alla Caserma Piave.
Le splendide vetrate
A smussare il suo piglio severo e austero contribuiscono le splendide vetrate disegnate nella Cappella-Sacrario da quel talentuoso artista e al tempo stesso artigiano sublime che fu Duilio Cambellotti, le cui mani sapevano destreggiarsi con eguale finezza nella ceramica, nella xilografia e incisione così come nella grafica pubblicitaria e design di oggetti. Soprattutto, con la recente riapertura dopo decenni di chiusura, ci pensano le coloratissime installazioni gonfiabili del progetto Pop Air di Ugo Nespolo (esposte sino al 15 febbraio) a scompigliare il rigore di questi spazi in equilibrio tra razionalismo e neoclassicismo, realizzati impiegando soprattutto il marmo travertino. Certamente, l’attrezzatura radiotelegrafica originale di Guglielmo Marconi, la teca contenente uno dei primissimi telefoni inventati da Antonio Meucci, compresi quelli da campo e le centraline militari, i vari mezzi ottici, accattivanti sul piano estetico e decisamente funzionali, insieme ai fortini scomponibili e ai plastici delle città italiane - sono precisissimi i modelli dei ponti -, oltre alla sterminata raccolta di fotografie storiche impressionano anche chi si sente assai lontano ed estraneo alla res militaris.
Ugo Nespolo
Dunque, ben venga l’ironia di Ugo Nespolo e delle sue sculture riempite di elio, rispondenti a un afflato ritenuto dall’artista stesso un atto di leggerezza pensante, in cui la materia si svuota per accogliere l’aria, il volume si fa effimero, e la monumentalità si apre al movimento. In pratica, un modo per restituire alla forma un sorriso, senza dissolverne la sostanza. Quasi fossero pronti a spiccare un balzo e prendere il volo verso il cielo romano nonostante siano ancorate alla pavimentazione, la grande cucurbitacea resa iconica da Yayoi Kusama, il Pensatore ispirato dall’opera di Auguste Rodin, l’omaggio al Balloon Dog di Jeff Koons, sicuramente le opere più sbarazzine di questa esposizione site-specific presentata a Roma in anteprima mondiale come personale reinterpretazione di opere universalmente conosciute, rivelano il gusto e l’arte del gioco perennemente perseguiti nelle sue creazioni dell’artista nato 85 anni fa nel Biellese, capace in tutta la sua esistenza di attraversare epoche e linguaggi senza mai perdere la proprio cifra espressiva. L’accensione delle prime luci sul far della sera, nonostante la chiusura del museo gestito da Difesa Servizi su incarico del Ministero della Difesa avvenga in un orario piuttosto precoce, valorizza la levità delle sculture, gigantesche eppure morbide, adagiate nel cortile dall’arcuata silhouette abbracciante, però scarna, minimalista. Di fronte al Volto di donna di Andrea Modigliani, accanto alla Sfera di Giò Pomodoro, sotto il Ragno di Louise Bourgeois e a fianco della Venere di Milo ci si sente piccoli ma al tempo stesso sollevati verso una dimensione fluttuante. Forse il solo uccellino di Fernando Botero “pompato” da Ugo Nespolo può vantare forme più vicine all’originale fuso dal suo autore colombiano che amava le figure ridondanti. Altrimenti è come assistere a una fiera festante delle forme che dona spensieratezza e allegrezza ai visitatori di ogni età.
Alla rentrée sulla scena museale del Museo del Genio - la denominazione completa di questo spazio contenente anche una biblioteca specialistica e l’archivio storico e iconografico sarebbe Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio dell’Esercito Italiano - è stata “invitata” anche Vivian Maier: la bambinaia newyorkese che nel tempo libero usciva sempre in strada accompagnata dall’inseparabile macchina Rolleiflex è presente con duecento scatti trovati casualmente nei suoi bauli.









