Al Louvre nuova galleria di antropologia
La Galerie des Cinq Continents nasce dalla collaborazione tra l’istituzione e il Musée du Quai Branly
di Antonio Aimi
2' di lettura
I punti chiave
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Il 2 dicembre la ministra della Cultura, Rachida Dati, e il ministro dell’Istruzione superiore e della ricerca, Philippe Baptiste, hanno inaugurato la nuova sezione di antropologia del Louvre, che ora è chiamata Galerie des Cinq Continents e sostituisce il Pavillon des Sessions, che era stato aperto al pubblico il 13 aprile 2000.
Il cambio di nome non è un’operazione di facciata, ma è espressione di un cambiamento radicale nella presentazione dell’arte “altra”, perché come rivela il nome della nuova sezione del museo, i reperti extraeuropei ora sono accostati a opere di arte classica. Ovviamente, il nuovo allestimento nasce dalla collaborazione tra il Louvre e il MQBJC (Musée du Quai Branly Jacques Chirac), il più importante museo di antropologia della Francia. Nel complesso sono presentate 42 opere delle collezioni del Louvre, 77 opere del MQBJC e una ventina di altri pezzi prestati da vari musei francesi. Questi reperti sono collocati in dieci sale diverse e sono accostati tra di loro a partire dai loro contenuti e dalle loro forme con l’obiettivo di far dialogare in modo “aperto” i reperti delle diverse culture.
La nuova galleria
Nella prima sala, in particolare, si presentano le opere che mostrano come le diverse culture hanno affrontato i temi della nascita e della morte. Oltre a stele e maschere funerarie dell’antico Egitto e della Mesoamerica, emergono una scultura spagnola del 1300 circa, che rappresenta la Vergine col Bambino e una maternità bangua, una cultura dell’Africa occidentale, realizzata nel XIX secolo.
Nelle due sale successive sono esposte le opere che rappresentano le divinità delle diverse religioni e i paraphernalia utilizzati nei rituali. Tra i vari reperti si impongono una scultura greca (II d.C.) che rappresenta Dionisio e una scultura indiana (XVI-XVII secolo d.C.) che rappresenta Visnu e le sue due spose.
Il p
ercorso espositivo dalla sala 4 alla sala 7 presenta sia i simboli del potere, sia le rappresentazioni di personaggi reali o mitici che erano simboli del potere stesso. Tra le opere di questo settore della Galerie des Cinq Continents si possono segnalare una statua romana (136-138 d.C.) di Lucio Elio Cesare e una scultura (XIX secolo) dell’ “uomo blu” originaria dell’isola di Malo (Vanuatu, Oceania).
Nella sala 8 sono esposti gli oggetti che nelle diverse culture servivano a spiegare l’origine del mondo e degli esseri umani. In questo caso è doveroso segnalare un vaso maya (VIII-X secolo d.C.) sui miti delle origini e un globo iraniano (XII secolo d.C.) che raffigura la volta celeste.
Nella sala 9 si presentano le opere utilizzate nelle cerimonie che dovevano garantire la fertilità della terra e l’abbondanza delle risorse. Tra queste si possono segnalare una maschera da spalle (fine XIX secolo) baga (Guinea) e una statua (1500 circa) di Santa Margherita.
Il percorso espositivo si conclude nella sala successiva, che mostra opere che rappresentano figure mitiche che sono il risultato dell’unione di animali diversi. Tra questi reperti emergono una maschera yupik (1900 circa - Alaska) che rappresenta un salmone e sculture francesi del XII secolo che raffigurano esseri mostruosi.










