Stiamo lavorando a proposte concrete e ne parleremo con la Regione. Il governo appare in ritardo, in altri paesi come la Francia ci sono già progetti operativi, di poche pagine, per la precisione 48. Noi siamo ancora alle linee guida. Ci vogliono indirizzi chiari, a misura delle imprese. Chiediamo alla Regione che fino ad ora ha fatto bene, il coraggio di accelerare e di mettere ancora di più le imprese al centro dell'agenda dello sviluppo.
C’è da parte delle aziende la voglia di reagire?
Ho contatti costanti con il territorio, c’è la spinta a resistere e reagire, nonostante alcuni settori abbiano perso anche oltre la metà del fatturato. Non vogliamo giocare in difesa. Non abbiamo bisogno di uno Stato interventista o assistenzialista, ma di uno Stato facilitatore, che rimuova gli ostacoli e liberi il potenziale delle imprese.
Il Lazio quest’anno perderà di meno rispetto alle altre Regioni, ma nel 2021 il rimbalzo sarà meno forte. Perché?
È stato così anche nella crisi del 2008. Il Lazio ha una struttura più legata ai servizi che al manifatturiero, pesa molto il turismo, che è stato il settore più colpito dal Covid, insieme ai trasporti e all'audiovisivo. Secondo le previsioni avremo un calo del pil di -8,1%m a fronte del 9,9 della Lombardia e del 12,2 del Veneto. Ma nel 2021 segneremo +4,1 contro il 6,9 della Lombardia e il 7,8 del Veneto. Proprio per questo occorre valorizzare i punti di forza della Regione. L’economia del mare, per esempio, con i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Abbiamo settori che sono cresciuti, come il digitale, l’alimentare, l’aerospazio ed il farmaceutico, che vanta eccellenze mondiali tra Frosinone e Latina.