Al Festival di Trento lo stato delle riforme del Cantiere Italia
Fisco e Pa, l’Europa osserva interessata i cambiamenti nella gestione del rapporto tra Stato e cittadini, tema chiave del Festival dell’Economia 2025
di Alessandro Galimberti
3' di lettura
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Cantiere Italia. Il sempreverde dibattito politico sulle riforme strutturali necessarie al paese - una costante degli ultimi quarant’anni - negli ultimi tempi è entrato prepotentemente nelle agende di governo, un po’ per necessità - leggasi traumi post pandemici - un po’ per i velocissimi mutamenti sistemici della geopolitica, ma in buona parte anche per precise scelte di amministrazione della res publica. La riforma fiscale, per il secondo anno protagonista di diversi panel del Festival dell’Economia di Trento, appartiene a quest’ultimo genus. Iniziata di fatto con la pubblicazione della legge delega 111 dell’agosto del 2023 - sul presupposto che un intervento sistemico così ampio e di lunga realizzazione richiedeva l’assoluta priorità temporale - si è poi sviluppata con l’emanazione di 15 decreti delegati in poco più di un anno e mezzo. Uno sforzo notevole ma non ancora esaustivo, a conferma della complessità dell’intervento sul sistema normativo tributario cresciuto negli anni a dismisura, tanto che il Parlamento ha nel frattempo accordato un extra time a Palazzo Chigi per completare l’opera, estendendo la validità della delega riformatrice fino al 31 dicembre prossimo, quattro mesi in più del termine originario. Il primo bilancio, come sempre, regala luci ed ombre, legate entrambe più alle aspettative di chi guarda (o viceversa, ai timori) piuttosto che ai dati obiettivi, non ancora maturi per emettere un giudizio equilibrato. Di sicuro le performance del sistema tributario negli ultimi tempi mostrano trend incrementali di efficienza, frutto delle innovazioni introdotte degli ultimi dieci anni (digitalizzazione sopra tutte), ma è chiaro che le aspettative restano alte e gli obiettivi sfidanti, soprattutto sul versante della equità, che null’altro è che la progressività richiesta (imposta) dalla Costituzione. La questione fiscale è poi comunque solo parte della “riforma contenitore” e “madre” di tutte le altre: quella della Pubblica amministrazione. Qui è davvero arrivato il momento di cambiare passo, anche perché ad agevolare il processo evolutivo c’è l’Europa, con il suo generoso Pnrr e i suoi penetranti controlli sulle tappe di realizzazione della ripresa. La sfida per avere un’amministrazione leggera ed efficiente, moderna e reattiva è tuttora in svolgimento e portarla fino in fondo non sarà facilissimo. Il tempo però stringe e difficilmente ci saranno concessi i supplementari.In questo contesto di riassetto generale c’è però latente una riforma che ne trascinerà con sè altre: chi pagherà le pensioni del futuro? Come garantire la solidarietà generazionale e allo stesso tempo l’equità “materiale” tra generazioni? Come si potrà uscire in modo virtuoso dall’effetto combinato della glaciazione demografica, dell’invecchiamento della popolazione residente e del rapporto in prospettiva sempre meno equilibrato tra chi alimenta il sistema del welfare (i lavoratori) e chi - per raggiunti limiti di età e di contribuzione - ha maturato il diritto pieno a beneficiarne (i pensionati)?Anche di questi temi, strategici per il futuro del nostro Paese e della nostra società, si parlerà a Trento, dal 22 al 25 maggio prossimi.23 MAGGIO 2025Fisco da semplificareI protagonisti: Marcello Minenna (economista), Matteo Motolese (Sapienza Università di Roma), Giovanni Parente (Il Sole 24 Ore), Maria Pierro (rettrice Università degli studi dell’Insubria), Livia Salvini (Università Luiss Guido Carli) 24 MAGGIO 2025Chi pagherà le pensioni
del futuroI protagonisti: Lorenzo Bertoli (presidente Laborfonds) Alberto Brambilla (presidente Itinerari previdenziali), Laura Galvagni (Il Sole 24 Ore), Alessandro Molinari (amministratore delegato e direttore generale Itas Mutua), Maurizio Tarquini (direttore generale di Confindustria).








