Referendum, Ministero chiede all’Anm i nomi donatori del “no”. Pd: liste di proscrizione
«Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo». Così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, nella sua risposta alla capo di gabinetto
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Secondo «un atto di sindacato ispettivo» viene riferito da un parlamentare, di «un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori» del Comitato Giusto dire No «che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm». È quanto scrive il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, in un documento indirizzato al presidente del’Anm, Cesare Parodi, in cui si sottopone alle valutazioni dell’Associazione «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato da parte di privati cittadini».
L’Anm al ministero, il Comitato è un soggetto autonomo
«Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo». Così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, nella sua risposta alla capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Parodi spiega che sul sito del Comitato «è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto» e «se però necessitasse di informazioni più puntuali, che io non posseggo, non posso che rimandarla ai rappresentanti del Comitato. Annoto solo che la sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alle salvaguardia della loro privacy».
Pd: da Nordio grave intimidazione
«Le notizie riportate da alcuni media circa la richiesta della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio all’Associazione Nazionale Magistrati di avere l’elenco di chi ha fatto donazioni al comitato per il No al referendum costituzionale è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del Governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito. Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono». Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
Al Csm «sistema paramafioso», bufera sul Guardasigilli
In vista del referendum sulla giustizia in calendario a marzo, proseguono, ormai quotidianamente, le frizioni tra il Guardasigilli, Carlo Nordio, e il Csm e le opposizioni. In alcune interviste il ministro della Giustizia ha sottolineato come il sorteggio, che la riforma prevede, avrebbe, tra i suoi meriti, quello di rompere «questo meccanismo “paramafioso”, questo verminaio correntizio». Parole che hanno subito scatenato una levata di scudi e alcune successive parole da parte del Guardasigilli. «Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm - ha detto -. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di mentalità e metodo mafioso. Altri esponenti del partito del No si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo».
Di Matteo: la riforma aggrava degenerazione Csm
«A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino», afferma il magistrato Nino Di Matteo chiamato in causa dal ministro Carlo Nordio.








