«Ai, formare l’uomo o la produttività non aumentà»
Padre Paolo Benanti al Festival dell’Economia di Trento nel panel “L’intelligenza artificiale e l’uomo”, insieme con il prorettore del Politecnico di Milano Giuliano Noci e l’economista Massimo Lapucci, moderati da Barbara Carfagna
3' di lettura
3' di lettura
Non solo un confronto tra esperti: è stato uno specchio rivolto al futuro; un tentativo di comprendere se davvero possiamo ancora chiamarci padroni del nostro destino nell’era degli algoritmi. Al Festival dell’Economia di Trento, al panel «L’intelligenza artificiale e l’uomo» non si è parlato di chip e Cpu, ma di coscienza, potere e, soprattutto, responsabilità.
«Non stiamo parlando di un dibattito alla Galileo, se il telescopio sia buono o cattivo, ma ci troviamo in una situazione analoga alla rivoluzione industriale. La domanda è: how much is too much?», ha esordito dal palco del Teatro Sociale Padre Paolo Benanti, presidente del Comitato per l’intelligenza artificiale del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio dei ministri.
«Occorre riconoscere – ha aggiunto – che l’unica vera piattaforma abilitante per l’innovazione tecnologica nell’intelligenza artificiale è l’essere umano. Se l’uomo non viene educato e formato, la produttività non aumenta e si generano tensione sociale e squilibrio». Di certo, puntualizza Benanti, ci troviamo «in un tempo fantastico, possiamo interrogarci tra di noi», tornando «a domande che pensavamo di aver lasciato a una stagione precedente».
È in fondo un paradosso moderno, in un gioco di specchi antico quanto la filosofia: più le macchine sembrano (sono) intelligenti, più ci costringono a interrogarci su cosa significhi davvero tutto questo per l’uomo. Non è solo una questione tecnica, né solo etica. È una «giuntura d’epoca», per dirla alla maniera di un Padre Benanti (introdotto dalla moderatrice Barbara Carfagna) che ha ricordato come oggi il dibattito non sia più se le macchine «sappiano ragionare», ma se potranno raggiungere un livello di intelligenza pari – o superiore – a quella umana.
«Riguardo alla cosiddetta intelligenza artificiale generale, c’è chi dice che sia una stupidaggine e che non ci sarà mai un momento in cui le macchine sapranno svolgere tutti i compiti che svolge l’essere umano. Tuttavia – chiosa la giornalista Rai – ci sono dei test scientifici che ci dimostrano anche un po’ il contrario».



