Sono mondi che dobbiamo esplorare, stiamo progressivamente assumendo gli strumenti di supporto decisionale o anche a livello terapeutico che possano aiutare a prendere le decisioni. Al momento l’atto medico, anche nei casi di uso dell’Ai, è di responsabilità del professionista che può essere aiutato, orientato, attraverso i nuovi strumenti che sono preziosissimi. Ma dobbiamo aver presente che la relazione tra medico e paziente resta una relazione tra persone. Questo è un baluardo che dobbiamo avere in mente e mantenere : la decisione ultima deve scaturire sempre più un dialogo tra medico e paziente. E’ una condivisione e un orientamento, pensiamo alla compliance nell’assunzione dei farmaci, che si basa su un rapporto di fiducia. Questo rapporto può essere arricchito e potenziato dagli strumenti tecnologici. La garanzia sia per il paziente sia per il professionista consiste, però, nel fatto che ci sia un percorso parallelo sul tema della regolazione. Ciò vuol dire che, prima di mettere a disposizione lo strumento dell’Ai al cittadino e al professionista certificandone l’efficacia e l’affidabilità, l’algoritmo dovrà garantire il rispetto di determinate regole di trasparenza per rendere evidente che i dati su cui si basa l’elaborazione sono solidi e affidabili. In questo senso anche a livello di Commissione Ue c'è un dibattito in corso, il tema è molto delicato.
In chirurgia ci si avvale sempre più della robotica, si rischia di sostituire l’uomo?
Il fatto che i medici possano avvalerci nel campo chirurgico di simulatori, della realtà aumentata, di strumenti di precisione, di visori che arricchiscono quanto vede il nostro occhio, consente di avere informazioni aggiuntive, ma c’è sempre il chirurgo che lavora con questi strumenti. Il fatto che ci siano mezzi che aiutano ad approfondire meglio, a vedere piccole variazioni che possono sfuggire all’ occhio umano, aiuta, ma resta il fatto che la decisione non è automatica, va contestualizzata. Un collega australiano sostiene che quando noi costruiamo sistemi tecnologici, la tecnologia viene poi usata dalle persone, modificando anche il nostro comportamento, e con l’interazione uomo-macchina si costruiscono nuovi sistemi socio-tecnici.
A livello di formazione ci sono oggi in Italia le figure necessarie per gestire i dati e l’intelligenza artificiale?
Il sistema italiano accademico si sta modificando e si sta quotidianamente adeguando alla nuova realtà. E’ ormai chiaro che la figura del medico deve integrare competenze e conoscenze nuove, occorre la figura ibrida degli ingegneri -medici. Anche a livello di formazione c’è da un lato il tema tecnologico, dall’altro quello dell’umanizzazione delle cure: parliamo di etica, comunicazione, dialogo. La sfida di questi anni è quella di non perdere questo bagaglio etico e di dialogo con il paziente e, al contempo, restare al passo con tecnologia.