Il ruolo della Costituzione

Ai cittadini in eredità un immenso patrimonio di libertà e diritti

Sicuramente il peso di questa responsabilità ha portato ad un’affluenza alle urne inaspettata e ha veicolato l’esito del voto

di Giulio Biino

3' di lettura

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A valle della consultazione referendaria, credo si imponga una riflessione che prenda le mosse dalla successione di alcuni grandi italiani per i quali la Costituzione è stata, in vita, bussola e monito, al punto da costituirne il proprio lascito testamentario.

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L’associazione più significativa tra il concetto di testamento e la Costituzione italiana risiede nelle parole di Piero Calamandrei. Sebbene egli non abbia inserito citazioni costituzionali nel suo testamento, il discorso del 26 gennaio 1955 agli studenti universitari di Milano è universalmente riconosciuto come il suo vero lascito spirituale. In quel contesto, Calamandrei elevò la Carta Costituzionale a rango di documento testamentario non di un singolo uomo, ma di un’intera generazione caduta per la libertà.

Egli utilizzò la metafora del testamento per spiegare che ogni articolo della Carta è il risultato di un sacrificio umano. Dietro ogni comma, egli invitava a scorgere “voci lontane” e “umili nomi”.

Le implicazioni di questa visione sono molteplici. In primo luogo, sposta la legittimità della Costituzione dal piano puramente formale (il voto dell’Assemblea Costituente) a quello morale (il sacrificio della Resistenza). In secondo luogo, trasforma la Carta Costituzionale in una sorta di lascito testamentario che i “caduti”simbolicamente trasmettono ai vivi, con l’onere di adempierlo.

 

Oscar Luigi Scalfaro, nono Presidente della Repubblica Italiana, visse la sua intera parabola politica, iniziata a 27 anni proprio all’Assemblea Costituente, come una missione di difesa del testo del 1948. Nel suo testamento politico consegnato nel dicembre 2011, circa un mese prima della scomparsa, a padre Francesco Occhetta, Scalfaro riassume il senso profondo della sua esperienza di Padre Costituente dell’Italia repubblicana e di garante delle istituzioni.

In questo scritto Scalfaro descrive l’approvazione della Costituzione come il momento in cui la persona umana è entrata “trionfante” nella legislazione, non più come suddito o “cosa” dello Stato, ma come titolare di diritti inviolabili che lo Stato ha il dovere di servire, critica le riforme “aggressive” e ricorda con orgoglio lo spirito di collaborazione dell’Assemblea, dove nonostante gli scontri ideologici anche duri, si trovava sempre il “denominatore comune umano”, nel nome della libertà.

 

Enrico De Nicola, primo Capo dello Stato repubblicano, rappresenta il paradigma del contrasto tra la ricchezza del lascito istituzionale e la povertà del lascito patrimoniale. Il suo testamento rivelò una figura di straordinaria frugalità: egli lasciò pochissime sostanze, tanto che dispose la vendita della sua abitazione di Torre del Greco per onorare i legati testamentari.

Il vero testamento di De Nicola può quindi dirsi essere l’atto di promulgazione della Costituzione, firmato il 27 dicembre 1947. Quel gesto, compiuto con penne da ufficio in un clima di semplicità, segnò il passaggio della Costituzione “dalle cartelle di cuoio allo spirito della vita nazionale”. De Nicola, con il suo rigore di giurista e la sua sensibilità di uomo delle istituzioni, intese la firma come un giuramento di osservanza collettivo, un lascito di legalità che avrebbe dovuto guidare l’Italia fuori dalle macerie della guerra.

 

Il fatto che esponenti della cultura e della politica italiana abbiano scelto di citare la Costituzione, o di ispirare ad essa, le proprie ultime volontà ha conseguenze profonde sul tessuto sociale. In primo luogo, contribuisce alla creazione di una “religione civile”, dove la Carta assume un valore sacrale che unisce credenti e laici. In secondo luogo, stabilizza l’ordinamento democratico, poiché i messaggi dei grandi leader fungono da argine contro le spinte autoritarie.

Ogni cittadino italiano, ognuno di noi, è quindi, in quest’ottica, legatario di un immenso patrimonio di libertà e diritti. L’invito che accomuna questi grandi personaggi è quello di non limitarsi a ricevere l’eredità, ma di “metterci dentro l’impegno” per farla vivere quotidianamente. Un compito che non finisce pertanto con la morte dei Padri Costituenti, ma inizia con la responsabilità di chi resta.

E’ sicuramente il peso di questa responsabilità che ha portato ad un’affluenza alle urne inaspettata ed è, forse, lo stesso peso che induce sempre la maggior parte dei votanti a essere estremamente cauti ogni qualvolta una consultazione referendaria abbia ad oggetto la Costituzione.

 

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