Beni confiscati

Agrorinasce trasforma «La Balzana» nel Parco delle Dop

Il borgo di Santa Maria La Fossa (Caserta) è il più grande bene sottratto alla camorra: in corso i primi lavori con un finanziamento di 15 milioni

di Vera Viola

3' di lettura

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Duecento ettari di terreno coltivabile, 14 capannoni industriali, 10 ville bifamiliari, una chiesa, una piccola scuola: è composto così il borgo della “Balzana”, a Santa Maria La Fossa, comune in provincia di Caserta, con una storia che vede alternarsi fasi gloriose ad altre di grave decadenza. E ora in fase di rilancio, dopo la confisca, per farne un grande Parco Agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania. Ma in attesa di un finanziamento di 24 milioni.

Anni difficili furono quelli della emergenza rifiuti in Campania: Santa Maria La Fossa (patria della mozzarella di bufala dop, dice Wikipedia) e le sue cave vennero utilizzate come discarica di emergenza, e prima ancora come sversatoi abusivi. E anche gli anni in cui a farla da padrone erano Francesco Schiavone, detto ‘Sandokan’ e Francesco Bidognetti, ritenuti i capi del clan camorristico di Casal di Principe. Così è stato soprattutto per quello che oggi è il luogo simbolico di Santa Maria La Fossa, La Balzana, borgo agroindustriale dove Cirio (nei gloriosi anni 50) produceva il Latte Berna in bottiglia – avendo creato una cittadella a servizio della produzione e di chi vi lavorava – mentre negli anni 90, dopo la crisi del gruppo agroalimentare, venne venduto a un prestanome dei clan. Rimase per poco nelle loro mani, non ebbero il tempo di modificare nulla, perchè dopo l’arresto di Sandokan, il grande podere venne espropriato e poi confiscato.

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L’Agenzia Nazionale per i beni confiscati ha destinato l’intero complesso agricolo al Comune di Santa Maria La Fossa a dicembre 2017. Questo nel 2019 lo ha dato in concessione ad Agrorinasce per 25 anni.

Agrorinasce, l’Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio è una società consortile con capitale interamente pubblico a cui oggi partecipano sei comuni : Casapesenna; San Cipriano d’Aversa; San Marcellino; S. Maria La Fossa; Torre Annunziata e Villa Literno e la Regione Campania. Oggi gestisce 160 beni confiscati in Campania con un organico diretto di una decina di persone. Ha affidato i beni a 65 gestori con in totale 250 dipendenti. In questa fase ha 14 cantieri aperti. Tra cui quelli della Balzana, il più grande bene confiscato alla camorra e uno dei più grandi beni confiscati alle mafie in Italia. Il progetto prevede la valorizzazione dell’intero complesso agricolo recuperandolo come villaggio e comunità agricola: si pensa al “Parco agroalimentare dei prodotti tipici della Campania”, in cui concentrare tutte le produzioni tipiche regionali (grano, pomodori, filiera della mozzarella di bufala, prodotti ortivi, ortofrutticoli), le attività di trasformazione e la loro commercializzazione, fino alla ristorazione. Accanto alle attività produttive si pensa di recuperare le 10 ville bifamiliari e i capannoni al fine di consentire il sorgere di una comunità residente (costituita per lo più da una parte dei dipendenti che operano nelle diverse attività produttive), la succursale dell’istituto agrario, già autorizzata nella vicina Casal di Principe, e immobili destinati all’Università, centri per la formazione professionale, attività ricettive e commerciali per il turismo rurale, lo sport e altro ancora. «Abbiamo ricevuto dal Dipartimento per le Politiche di Coesione, attraverso la strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati,un finanziamento di 15 milioni per le opere di urbanizzazione primaria e per la realizzazione di un centro polifunzionale – racconta Giovanni Allucci, ad di Agrorinasce – e contiamo per fine anno di completare queste opere». E aggiunge: «Per andare avanti servono altri 24 milioni entro l’anno, per evitare che quanto abbiamo realizzato rimanga cattedrale nel deserto. E perchè si possa attirare imprese, farle produrre e creare così un sistema che si sostiene economicamente». Allucci è convinto che solo un borgo che vive e produce possa cancellare le tracce degli anni più bui.

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