Agroalimentare Verona regina dell’export tricolore
La Regione lavora a nuovi approcci
per valorizzare pratiche innovative orientate
alla sostenibilità e contro gli effetti del climate change
di Valeria Zanetti
4' di lettura
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Sale il valore complessivo della produzione agricola lorda veneta (+2,4%), stimato, nel 2023, in 7,9 miliardi di euro. Migliora la bilancia commerciale agroalimentare con l’estero, il cui saldo negativo per 177milioni, risulta più che dimezzato rispetto allo stesso periodo del 2022. Tra le province, spicca la leadership di Verona, regina dell’export tricolore di settore, che con quasi 3,2 miliardi di euro nei primi nove mesi supera Cuneo e Milano, rispettivamente al secondo e terzo posto.
Queste le principali informazioni che derivano dalla lettura incrociata delle prime stime sull’andamento dell’agroalimentare veneto, elaborate da Regione e Veneto Agricoltura, e dal report “Economia, agricoltura e agroalimentare”, commissionato da Confagricoltura Verona all’Ufficio Studi Cgia di Mestre.
Sul valore della produzione, generata dal primario, l’agenzia per l’Innovazione regionale specifica che hanno inciso da un lato il generale peggioramento dei prezzi di mercato, in riduzione, controbilanciato dal miglioramento dei quantitativi, anche se il ragionamento non vale per tutte le colture. In flessione, il valore derivante da erbacee (-1,5%) e legnose (-13,3%). Più nel dettaglio, l’annata si è caratterizzata per un forte calo dei raccolti dei cereali autunno-vernini (frumento tenero, duro e orzo), penalizzati dalle piogge primaverili; bene invece mais e soia, che hanno compensato la diminuzione dei prezzi all’origine.
In netta crescita anche le altre colture oleaginose (girasole e colza), in ripresa la barbabietola da zucchero dopo la pessima annata 2022, ancora in difficoltà il tabacco. Buono il bilancio per le orticole: nonostante una riduzione degli investimenti e risultati produttivi variabili a seconda che la coltura sia stata o meno favorita dall’andamento climatico stagionale, il rialzo dei prezzi ha permesso di conseguire un miglioramento generale del fatturato. Male, il valore prodotto dalle coltivazioni legnose (-13,3%) - quindi frutta, uva da vino e olivo – che hanno evidenziato una riduzione dei quantitativi a causa dei fenomeni climatici estremi (gelate tardive, grandinate), anche se la stagione estiva e autunnale si è rivelata favorevole alla maggior parte delle colture. Bene infine, nel complesso, gli allevamenti (+11,1%).
«Nonostante la resilienza che continua a manifestare, l’agricoltura veneta, come la nazionale, risente della diminuzione dei volumi prodotti (stimati nel 2023 da Istat in un -1,4%, ndr). Noi dobbiamo recuperarli, almeno in parte, con l’innovazione – ragiona il direttore di Veneto Agricoltura, Nicola Dell’Acqua - Come agenzia regionale, per supportare i nostri imprenditori, lavoriamo da anni ad approcci sperimentali che valorizzino pratiche innovative, orientate alla sostenibilità e a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici».


