Fisco

Agenzie, appello dei sindacati a Leo: rivedere le regole del fondo incentivazione del personale

Le sigle chiedono un incontro urgente al viceministro per una modifica della norma inserita nella manovra 2026 che attribuisce la decisione sul 75% delle risorse alla parte datoriale

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Aggiornato l’11 settembre 2026, ore 15:27

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I sindacati di Entrate e Dogane lanciano un appello al viceministro dell’Economia Maurizio Leo e chiedono un incontro urgente per discutere delle nuove regole di attribuzione del fondo di incentivazione del personale. Nuove regole introdotte dalla legge di Bilancio 2026. In un comunitario unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Confsal/Unsa e Flp si rivolgono al viceministro per superare il meccanismo introdotto con la manovra dello scorso anno che «riserva alla sola parte datoriale i criteri di ripartizione del 75 per cento dei fondi per l’incentivazione del personale». Pur riconoscendo l’apprezzamento per lo «o stanziamento di fondi a regime per le Agenzie fiscali».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La posizione espressa

Nella lettera, indirizzata per conoscenza anche al direttore del dipartimento delle Finanze Giovanni Spalletta, al direttore delle Entrate Vincenzo Carbone e al direttore delle Dogane Roberto Alesse, i sindacati sottolineano a Leo che la decisione sul 75% affidata alla parte datoriale, a loro avviso, contravviene «impianto del Titolo III del Testo Unico sul Pubblico Impiego e, in particolare, è in forte contraddizione con gli articoli 40 e 45 dello stesso» e si pone «in contrasto con alcuni principi fondamentali contenuti nella nostra Carta costituzionale».

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Richiesta di incontro urgente

I sindacati firmatari dell’appello sottolineano nella lettera a Leo di «non hanno mai inteso mettere in discussione le prerogative datoriali sull’organizzazione degli uffici» ma di non essere «disposte ad accettare un sovvertimento totale del principio di contrattazione dei livelli salariali riguardanti sia il trattamento fondamentale che quello accessorio».

Da qui la richiesta al viceministro di fissare «un urgentissimo incontro per esplorare la possibilità di evitare contrapposizioni che non farebbero bene al Paese» e «prima di procedere con iniziative con le quali siamo pronti a contrastare una deriva per noi inaccettabile, su ogni fronte, sia sindacale che giuridico».

Il nodo delle aperture pomeridiane alle Entrate

Sempre nello stesso comunicato, i sindacati aggiungono anche la loro posizione sulle aperture pomeridiane all’agenzia delle Entrate: una strategia su cui l’Agenzia sta lavorando da mesi nell’ottica di implementare l’assistenza anche fisica agli sportelli (oltre che quella a distanza) sia nei confronti dei contribuenti che dei professionisti. Nell’ultimo incontro di mercoledì 9 settembre con le sigle sindacali l’Agenzia ha comunicato di voler procedere su questa strada. I sindacati nella nota indirizzata a Leo contestano «non già la mera apertura degli sportelli al pomeriggio» ma lo «scaricare sul personale, e in particolare sulla conciliazione tra lavoro e vita privata dei singoli, ogni onere escludendo i legittimi rappresentanti di lavoratrici e lavoratori da ogni confronto utile a raggiungere soluzioni condivise e meno impattanti sulla vita delle persone».

Confintesa Fp proclama lo stato di agitazione

Intanto il sindacato Confintesa Fp fa sapere di non comparire tra le sigle promotrici della specifica iniziativa rivolta al viceministro Leo «perché, considerati i pochissimi giorni ormai a disposizione prima dell’avvio del nuovo servizio previsto per il 15 settembre, ha ritenuto necessario procedere con un’iniziativa autonoma, di natura direttamente vertenziale». La sigla ha, infatti, ha proclamato lo stato di agitazione del personale dell’agenzia delle Entrate e ha chiesto l’avvio del tentativo preventivo di conciliazione previsto dalla legge n. 146/1990. Un passaggio che, come chiariscono da Confintesa Fp, «porta la vicenda su un piano formale e vertenziale».

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