Agenti AI, la nuova infrastruttura che rivoluziona finanza, ecommerce e l’intera economia digitale
Con gli agenti passiamo dall’avere tutto a portata di mano all’avere a disposizione uno strumento in grado di risolvere i nostri problemi in maniera complessiva senza uscire di casa
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Gli americani sono veri maniaci delle sigle. Qualsiasi fenomeno si trasforma subito in un acronimo più amichevole. Così ora dobbiamo familiarizzare anche con la Dofm, la “Do it for me” economy, come l’ha battezzata un report di Citi incentrato sulla nuova frontiera dell’AI che promette di trasformare il modo di vivere, consumare, produrre, lavorare.
Da poco più di due anni fa abbiamo scoperto l’intelligenza artificiale generativa, imparando a interagire con strumenti come ChatGPT, Gemini, Perplexity e simili. Oggi siamo già a una nuova generazione più evoluta dell’intelligenza artificiale, quella degli agenti, destinata a superare in efficienza e velocità la Gen AI. Gli agenti AI sono sistemi intelligenti in grado di comprendere input complessi, fare ragionamenti approfonditi, prendere decisioni e perseguire obiettivi per conto dell’utente: di fatto si tratta di strumenti in grado di replicare il modo di agire dell’umano, specializzati in determinati settori e per specifici compiti. Se l’AI generativa è la tecnologia a più elevata velocità di adozione nella storia, quella agentica rappresenta l’evoluzione più intelligente, che agisce autonomamente per compiti specifici e modificherà le nostre vite quotidiane prima ancora di quelle professionali.
L’evoluzione della tecnologia estende i suoi effetti oltre la semplice efficienza e la riduzione dei costi, andando a coinvolgere in maniera più profonda il nostro modo di agire, con la prospettiva di impattare anche a livello psicologico e di trasformare in maniera sostanziale il comportamento umano. I pragmatici americani la bollano come economia del “fallo per conto mio”, noi europei, più filosofi, preferiamo indicarla come “economia della pigrizia”.
Economia della pigrizia
Già internet con l’aggiunta dell’accesso in mobilità ha portato l’umano a pensare di avere tutto a portata di mano: con il telefono una volta telefonavamo, oggi vediamo video, acquistiamo, conversiamo, giochiamo, ascoltiamo musica, ci informiamo, paghiamo, ordiniamo la cena. Telefonare è l’ultima cosa che facciamo. Di fatto con lo smartphone possiamo fare tutto senza muovere un dito, anzi, solo muovendo l’indice. E diamo per scontato che sia così: quando non abbiamo più la possibilità di accedere a questi servizi, siamo decisamente a disagio. Intanto, però, abbiamo progressivamente disimparato a far da mangiare, a uscire di casa per fare la spesa, a orientarci o a comprare un libro, ma abbiamo anche modificato le nostre modalità di relazionarsi con le persone, approfondire i temi, prestare attenzione, leggere. La cultura dell’immediatezza, del tutto subito, ha inevitabilmente trasformato il modo di comportarsi e di pensare per tutti.
Gli agenti AI fanno un salto di qualità sotto questo profilo. Dal tutto a portata di mano si passa all’avere a disposizione uno strumento in grado di risolvere i nostri problemi in maniera complessiva: non più semplicemente acquistare qualcosa senza uscire di casa, ma poter contare su una guida complessiva nella scelta, che mostra opzioni e possibilità sulla base di esigenze, gusti, budget, condizioni. A noi non resta che scegliere, poi ci pensa lui a ordinare e perfino a pagare. È come se avessimo a disposizione un assistente personale che oggi è per lo shopping – Amazon ha lanciato il suo “Buy for me” -, ma domani potrà essere per la finanza, il risparmio, l’informazione, la lettura, il lavoro, le strategie aziendali e, via via, potenzialmente a qualsiasi scelta umana, senza limiti: noi sottoponiamo le nostre esigenze, l’agente AI trova le soluzioni più adeguate.



