Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
di Giulio Lo Iacono (*)
4' di lettura
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«A metà del percorso la promessa dell’Agenda 2030 è in pericolo». Questa frase, pronunciata dal Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, durante l’ultimo Sdg Summit a settembre, sintetizza bene lo stato dell’arte dell’Agenda 2030 nel mondo. Secondo l’Onu, infatti, solo per il 12% degli Obiettivi siamo sulla buona strada per rendere concreto il processo di sviluppo sostenibile entro la fine del decennio.
Lo sviluppo sostenibile globale, minacciato anche dai recenti drammatici conflitti in Medio Oriente e in Ucraina e dalle crisi energetiche e pandemiche, vive dunque un momento difficile che interessa anche il nostro Paese, come illustrato dall’ottavo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), pubblicato il 19 ottobre. Gli indicatori elaborati dall’Asvis per l’Italia mostrano, infatti, peggioramenti rispetto al 2010 per povertà, sistemi idrici e igienico sanitari, qualità degli ecosistemi terrestri e marini, governance. Si registra una sostanziale stabilità per gli aspetti legati al cibo, alle disuguaglianze e alla sostenibilità delle città. Ci sono invece miglioramenti molto contenuti su istruzione, parità di genere, energia rinnovabile, lavoro dignitoso, innovazione e infrastrutture, lotta al cambiamento climatico. Per gli ambiti della salute e quello dell’economia circolare i miglioramenti sono più significativi.
Focalizzandosi sulla dimensione sociale dello sviluppo sostenibile, dal 2015 al 2021 la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta è salita dal 6,1% al 7,5%. Continua inoltre ad allargarsi la forbice delle disuguaglianze tra ricchi e poveri mentre la spesa pubblica per sanità e istruzione dell’Italia è nettamente inferiore alla media europea. Restano irrisolti i fenomeni dell’abbandono scolastico e della disoccupazione giovanile, rispettivamente all’11,5% e al 23,7%, inoltre 1,7 milioni di giovani non studiano e non lavorano.
Si registrano una serie di difficoltà anche sul fronte ambientale: soffriamo di un’alta percentuale di perdite idriche, pari circa al 42%; solo il 21,7% delle aree terrestri e solo l’11,2% di quelle marine sono protette; lo stato ecologico delle acque superficiali è ‘buono’ o ‘superiore’ per il 43% dei fiumi e dei laghi; il fenomeno del degrado del suolo interessa il 17% del territorio nazionale. Anche sul fronte delle emissioni climalteranti le cose non vanno come dovrebbero, basti pensare che attualmente le energie rinnovabili rappresentano il 19,2% del totale energetico del Paese, una quota che non consente di intraprendere il processo di decarbonizzazione su cui ci siamo impegnati.
Passando alla dimensione economica, va ricordato che la ripresa registrata nel biennio 2021-2022 in seguito alla pandemia presenta segnali di debolezza. Per l’occupazione, per esempio, risulta evidente che da una parte vi è una crescita ma dall’altra persiste una forte componente di lavoro irregolare. Passi in avanti importanti sono stati compiuti sull’economia circolare e sul tasso di innovazione, seppur numerose imprese continuino a mostrare resistenze nell’investire nella trasformazione digitale ed ecologica. In generale, il Paese necessita di consistenti investimenti nelle infrastrutture, per renderle tra l’altro più resilienti di fronte alla crisi climatica. Meglio il capitolo sulla finanza che, pian piano, sta muovendosi nella direzione della sostenibilità, accompagnando così il mutamento delle preferenze dei consumatori. In evidenza inoltre, nell’ultimo decennio, la diminuzione degli omicidi volontari e della criminalità predatoria mentre crescono reati come le violenze sessuali (+12,5%), le estorsioni (+55,2%), e i reati informatici quali truffe e frodi (+152,3% rispetto al 2012); male il sovraffollamento carcerario, che ha ripreso a salire nell’ultimo biennio.