Industria

Africa, su energia e alimentare i progetti che coinvolgono il Sud

Nuove frontiere. Terna ha indetto le gare per selezionare i fornitori con cui realizzare un elettrodotto tra Tunisia e Sicilia da 850 milioni Ue; le imprese di Interconnector sono pronte a investire sulle rinnovabili

di Vera Viola

Tunisia with surrounding region as seen from Earth's orbit in space. 3D illustration with highly detailed planet surface and clouds in the atmosphere. Elements of this image furnished by NASA.

3' di lettura

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Primi grandi interventi per l’Africa in preparazione coinvolgono direttamente e indirettamente territori e imprese del Mezzogiorno. Sebbene per ora il Piano Mattei, annunciato sin dall’ottobre 2022 e considerato uno dei pilastri dell’azione di governo, abbia prodotto ancora molto poco.

Il primo intervento ai nastri di partenza riguarda l’interconnessione Elmed che sarà realizzata da Terna e Steg, il gestore della rete tunisina. «Dopo aver ottenuto il decreto autorizzativo – dice Terna – si stanno svolgendo le attività preliminari in territorio italiano, ad esempio in materia di archeologia preventiva, mentre sono in corso le gare per l’aggiudicazione dei contratti di fornitura di cavi e stazioni». Il progetto gode di un contributo di 307 milioni della Ue: ed è il primo caso in cui venga concesso un finanziamento a un progetto in cui uno dei Paesi coinvolti non fa parte della Unione Europea.

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Si tratta di un elettrodotto di 220 chilometri, di cui la maggior parte in cavo sottomarino, fino a una profondità massima di circa 800 metri lungo il Canale di Sicilia che richiede un investimento di circa 850 milioni. Per quanto riguarda il lato italiano, il cavo terrestre si svilupperà per 18 chilometri dall’approdo di Castelvetrano (Trapani), fino alla stazione di conversione che verrà realizzata a Partanna (Trapani). In Tunisia, la stazione elettrica sarà realizzata a Mlaabi, nella penisola di Capo Bon. Intanto, sono già mobilitate le imprese riunite in Interconnector (società consortile) che, in base alla legge 99/2009 articolo 32, può partecipare al finanziamento di uno o più potenziamenti delle infrastrutture di interconnessione con l’estero. Queste imprese potrebbero destinare all’opera 100 milioni.

Le stesse aziende di Interconnector sono pronte a investire una somma pari in un altro progetto che punta alla installazione sempre in Tunisia di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono partite le trattative con l’ambasciata tunisina in Italia: si pensa che una parte dell’energia prodotta sarà ceduta al governo tunisino e una parte trasportata in Italia. Anche in questo caso il Sud dell’Italia potrebbe diventare l’approdo dell’energia prodotta.

Altro importante progetto del Piano Mattei è quello assegnato alla società Bonifiche Ferraresi e che si pensa possa trovare sul territorio meridionale molta collaborazione. L’accordo, firmato il 6 luglio scorso, prevede che l’azienda italiana, debba investire per rigenerare 36mila ettari di terreno in Algeria e, da quest’anno, scavare pozzi e seminare allo scopo di incrementare la produzione algerina. Il valore dell’operazione è di 420 milioni.

Il progetto prevede la coltivazione di cereali e legumi essiccati e, più in generale, di produzione di generi alimentari di derivazione agricola (tra Adrar e Timimoun, nel centro del Paese), attraverso una joint venture a maggioranza algerina, tra Bonifiche Ferraresi (49%) ed il Fondo Nazionale d’Investimento Algerino (51%). Saranno anche realizzati fabbricati da destinare alla lavorazione dei generi alimentari, incluso dodici silos per lo stoccaggio dei prodotti agricoli (da 62mila tonnellate).

Più in particolare si prevede che circa il 70% della produzione sarà rappresentato da grano duro e tenero per il consumo interno, mentre il restante 30% della produzione sarà di legumi da granella.

In attesa che il Piano Mattei entri nel vivo, una rappresentanza di imprese meridionali si è già avventurata in Africa. Il gruppo Grimaldi, a esempio, ha uffici in una decina di Paesi africani. Finora, gli investimenti in Africa sono stati in larga misura ispirati da strategie di follow-the-customer: segui il cliente. È il caso di Proma, l’azienda casertana della componentistica auto che in Marocco ha due impianti - il primo costruito a Casablanca nel lontano 1997, il secondo inaugurato nel 2019 a Kenitra – concepiti per soddisfare le esigenze del suo cliente Stellantis.

Ci sono poi le aziende che collaborano con Eni o Saipem nelle costruzioni di impianti petroliferi o con Italfer nei progetti per le grandi reti ferroviarie in Etiopia. Qualcuna ha osato spingersi fino al Capo di Buona Speranza, come la pugliese Blackshape che dispone di una testa di ponte in Sudafrica per i suoi aerei leggeri.

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