Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Proseguire, nel Lontano Oriente, l’espansione del marchio Moschino. Poi: spingere la crescita del brand Alberta Ferretti in Cina. Ancora: aumentare, seppure cum grano salis , l’indicidenza della distribuzione retail sul fatturato. Sono tra le priorità di Aeffe a sostegno del business. Un’attività che a ben vedere nel 2017, secondo i dati proforma pubblicati dal gruppo, è stata contraddistinta da ricavi in crescita. Il giro d’affari si è assestato a 313 milioni in aumento, a tassi di cambio costanti, dell’11,6% rispetto l’esercizio precedente.
Di là dalla dinamica del fatturato il risparmiatore è però interessato a comprendere le concrete future mosse del gruppo. Una curiosità che, per essere soddisfatta, dapprima richiede di conoscere l’articolazione dell’oggetto sociale dell’azienda. Orbene: Aeffe è una società della moda e del lusso attiva essenzialmente nel Pret à porter, nelle calzature e nella pelletteria. Il gruppo possiede quattro marchi di proprietà: Moschino, che alla fine del 2017 vale il 71% dei ricavi; Alberta Ferretti (10% del fatturato); Philosophy (5% dei ricavi). Infine: Pollini che genera, sempre al 31/12/2017, l’11% del giro d’affari. Oltre a questi brand Aeffe ne ha altri in licenza tra cui: Bluegirl Folies, Cedric Charlier e Jeremy Scott. Quest’ultimi hanno un’incidenza del 3% sul fatturato.
Ciò detto uno dei focus, per l’appunto, riguarda Moschino. Il marchio è quello più sviluppato commercialmente e con la maggiore articolazione. In tal senso può, da una parte, ricordarsi che gli accessori valgono intorno al 40% delle sue vendite; e, dall’altra, che le royalties incassate dal gruppo (circa 5% del fatturato) per l’uso dei suoi brand arrivano prevalentemente da Moschino. Quel Moschino, rispetto al quale, Aeffe, oltre al consolidamento nei mercati più maturi (dall’Europa fino agli Usa), punta a proseguirne l’espansione nel Far East. In Cina, ad esempio, si vuole incrementare il numero di negozi in franchising. In generale, con riferimento all’intero gruppo, Aeffe ipotizza nel 2018 l’apertura di almeno 10 punti vendita di questo tipo. Ebbene: prevalentemente dovrebbero riguardare proprio Moschino e il Paese del Dragone. Questo non significa, però, che vengono dimenticati altri Stati dell’area. Così, oltre al Giappone, c’è la Corea. Qui, negli ultimi anni, Moschino ha aperto punti vendita in “department store” e “mall” e nell’aeroporto di Seoul.
Ma non è solamente Moschino. Altro focus è su Alberta Ferretti. Il marchio (tramite il multimarca, 19 negozi in franchising e 9 a gestione diretta) ha una presenza globale: dall’Europa alla Russia fino agli Stati Uniti. In Cina, seppure già distribuito tramite il multibrand (wholesale), non è invece ancora ben conosciuto. Ecco allora che la società, considerando l’esistenza di ampi spazi di crescita, punta a spingere il brand nel Paese del Dragone. In che modo? Diverse le strategie. Tra le altre: sfruttare la recente apertura di un negozio a gestione diretta (Dos) a Shangai. Poi l’utilizzo di Internet, canale molto diffuso in Cina anche negli acquisti di beni di lusso, per incrementare l’“awareness” del brand. Senza dimenticare la possibile articolazione di negozi in franchising.
Già, il franchising. Aeffe, al 31/12/2017, aveva 185 punti vendita di questa tipologia (63 i Dos). Al di là delle attività in Far east il gruppo li considera una leva importante nell’incremento della distribuzione monomarca. Certo: il negozio a gestione diretta è essenziale. Tuttavia la sua apertura, considerando anche il ritorno sull’investimento, viene affrontata con prudenza. L’approccio in sè non è scorretto. Il risparmiatore, tuttavia, esprime il suo dubbio. Il timore è che, nel franchising, il controllo sulla qualità e l’efficacia della filiera distributiva sia affievolito. Una condizione che può essere di potenziale danno per il marchio stesso.