Adriano Giannini e questo insolito agosto nell’azzurro mare italiano
Il trasferimento a Milano e poi il lockdown, momento che l’attore ammette di aver usato per immaginare nuovi progetti anche con la moglie, Gaia Trussardi, a cominciare dalle favole per bambini. Ora le vacanze e poi chissà forse il teatro «una volta o l'altra, ma devo ancora trovare un progetto che faccia per me», dice
di Michele Weiss
9' di lettura
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Milano zona Navigli, ultima settimana di maggio, parco Baden Powell. La brezza trasporta l'intenso profumo dei falsi gelsomini, il sole del primo pomeriggio scalda dolcemente e qualche bimbo si affaccia esitante nell'area giochi. Adriano Giannini arriva con un cappellino in testa, shorts carta da zucchero, camicetta di lino bianca sbottonata e, sopra la mascherina d'ordinanza, occhiali da sole vintage a celare gli occhi smeraldini. Sembra caracollare un po' tirandosi dietro un bel labrador al guinzaglio. Ci sediamo su un muretto. Si scusa per il ritardo, ma era dal veterinario con Alma. «Che vogliamo fa'? Va bene qui?», dice con una leggera cadenza romana. «Aspetta che devo trova' da accendere», e si allontana verso due ragazze che così velato non lo riconoscono, però qualcosa intuiscono visto che non lo perdono di visto quando le ringrazia e si allontana.
Adriano abita a due passi dal parco con la moglie Gaia Trussardi, con cui ha condiviso il lockdown dopo essersi trasferito da Roma lo scorso settembre, dopo il matrimonio. «Eh, sembro un robot, ma ho giocato a tennis con il maestro: è la prima volta da mesi e non volevo smettere…Ma ora sto' a pezzi, ho male dappertutto». Sorrido, perché è come se venissi investito da un effetto madeleine proustiana, un pensiero fulminante che non avevo avuto qualche giorno fa, sul set fotografico del servizio di moda che state sfogliando in questo momento, quando io e Adriano ci siamo accordati per questa intervista: io e lui ci siamo già conosciuti, da ragazzi, in Inghilterra, a una vacanza di tennis e inglese. Glielo dico. «Maddai, è vero, Southport! Certo che mi ricordo, ma guarda, sei proprio tu?».
Sì, sono io, e tu eri bravo a tennis, mentre io preferivo il calcio.
«Abbastanza, lì si giocava sull'erba, era bellissimo… A proposito, ma a Milano ci sono i campi in erba? Colpa del virus, non ho ancora potuto conoscere la città. A pelle mi piace, ma ho fatto appena in tempo a traslocare e finire i lavori in casa che poi è arrivata l'epidemia. Comunque sì, il tennis lo adoro. Non avessi fatto il cinema…».
A quei tempi impazzava il dualismo Borg e McEnroe.
«Mc tutta la vita! Ma io adoravo Adriano Panatta. Quando lo incontro a Roma, mi sento ancora un bambino adorante, e penso che lui si renda conto che lo guardo come un dodicenne; ma per fortuna ammicca. Ci ho anche giocato una volta, ovviamente mi ha massacrato, con quel polso… Ancora quello di una volta».
Il matrimonio, una nuova casa, una nuova città: come è andato il tuo lockdown, è stata dura?
«Un po', ma non mi sono annoiato per niente. Da solo e con mia moglie, ho sperimentato nuove cose, ho inciso audiolibri e imparato a montare filmati (ha curato il video di una canzone di Gaia, un esperimento non privo di magia, nda). E poi ho scritto favole».











