Asia e Oceania

Adb, stime di crescita in lieve rialzo (+5%) per l’Asia in via di sviluppo

L’Asian Development Bank ha aggiornato il suo outlook. Migliorano le prospettive rispetto a luglio (4,9%). Perso mezzo punto di Pil rispetto al 2025

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

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L’Asian Development Bank stima che l’economia indonesiana crescerà del 5,2% sia quest’anno sia il prossimo EPA

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NEW DELHI - L’Asian Development Bank (Adb) mercoledì ha pubblicato l’aggiornamento del suo outlook in cui prevede che quest’anno le economie in via di sviluppo dell’Asia-Pacific, cresceranno del 5%, in leggero rialzo rispetto al 4,9% stimato a luglio, ma mezzo punto in meno del 5,5% del 2025. La stima per il 2027 è di un +5,1 per cento. Le previsioni sull’inflazione regionale sono state riviste al ribasso al 4,2% per il 2026, ma al rialzo al 3,5% per il 2027. In entrambi i casi si tratta di cifre decisamente più alte rispetto al 3% registrato lo scorso anno, e sono il frutto di una revisione da 78 a 90 dollari al barile del prezzo medio del petrolio.

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Sul fronte della crescita, l’Adb stima che quest’anno l’economia turca si espanderà del 2,8% e del 3,6% il prossimo; l’India del 7% e del 7,1%; l’Indonesia del 5,2% sia quest’anno sia il prossimo; il Vietnam del 7,8% e del 7,6 per cento. A livello di inflazione il quadro più preoccupante è quello di due popolosi Paesi a basso reddito come Pakistan (dal 7,1% di quest’anno all’8,3% del prossimo) e Bangladesh (dall’8,7% al 9%). Stime in calo per la Turchia, dal 31,5% del 2026 al 23,5% del 2027.

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Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente - si legge nel documento - e la nuova escalation della guerra della Russia in Ucraina hanno mantenuto i prezzi dell’energia elevati e volatili. Due fattori a cui si sommerà un El Niño particolarmente intenso e destinato a rappresentare un’ulteriore sfida per le prospettive di crescita di una regione particolarmente esposta agli effetti del cambiamento climatico.

Il report dell’Adb non censisce economie sviluppate, come Giappone, Corea del Sud, Singapore e Taiwan.

«I rischi restano orientati al ribasso», spiega nel rapporto il chief economist dell’Adb Albert Park. «Un’ulteriore escalation dei conflitti o effetti di El Niño più gravi del previsto potrebbero frenare la crescita economica e spingere l’inflazione a livelli più elevati». Le anomalie climatiche stanno già mettendo a rischio i raccolti in numerosi Paesi, dall’India alla Thailandia, mentre la diminuzione delle precipitazioni sta riducendo la produzione di energia idroelettrica e ostacolando il traffico marittimo in arterie strategiche come il Canale di Panama.

In India la stagione monsonica si sta concludendo con un deficit di precipitazioni che sarà compreso tra il 10 e il 15%, un dato poco rassicurante per un Paese in cui più del 46% della forza lavoro è impiegata in un settore agricolo già sotto stress per via dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti causato dalla guerra in Medio Oriente.

Nel corso del 2026 molti Paesi sono ricorsi a sussidi per attutire l’impatto della crisi energetica sul costo della vita, ma - con livelli di prezzi di gas, petrolio e derivati ostinatamente più alti rispetto alle previsioni pre-belliche - gli effetti stanno lentamente percolando verso l’economia reale e sono destinati a essere avvertiti soprattutto in quei Paesi in cui la spesa alimentare pesa di più sul paniere dei consumi delle famiglie. Primi fra tutti i popolosi Paesi dell’Asia del Sud come India, Pakistan e Bangladesh.

Sul fronte della politica monetaria, il rapporto dell’Adb stima che le banche centrali di diversi Paesi asiatici come India, Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Vietnam e Filippine sceglieranno di alzare il costo del denaro nel tentativo di contenere le spinte inflattive. Nonostante questi elementi - ipotizza l’Adb - gli investimenti privati, gli stimoli governativi e le forti esportazioni tecnologiche trainate dal boom dell’intelligenza artificiale dovrebbero sostenere la crescita della regione.

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