Ad Cogne Acciai: «I dazi? L’Europa dovrà aprire una fase di negoziazione»
Secondo Burelli potrebbe aprirsi una fase simile a quella del 018, con aumento dei prezzi sul mercato americano e via libera a un sistema di quote ed esenzioni
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Dopo l’ingresso del socio di taiwanese Walsin Lihwa Corporation nel capitale di Cogne Acciai Speciali, il 30 novembre del 2022, è iniziata una fase di crescita per il Gruppo valdostano, sulla spinta delle acquisizioni fatte, che lo ha portato a raddoppiare il numero di dipendenti a livello globale e ad aumentare il numero di stabilimenti nel mondo, da 4 a 13. Vista da qui la guerra commerciale di Trump, con gli annunciati dati al 25% sull’acciaio importato negli Usa, preoccupa, si, ma senza troppo allarme. «Credo che sarà necessaria una fase di negoziazione dell’Europa con gli Stati Uniti, ma bisogna considerare che tante tipologie di acciaio non sono prodotte negli Usa o non lo sono a sufficienza, dunque il mercato cercherà un assestamento come già accaduto» spiega Massimiliano Burelli ceo di Cogne Acciai Speciali.
Quali sono i rischi per un’azienda come la vostra che di fatto fa da driver per le esportazioni di un intero territorio?
Bisognerà seguire attentamente gli sviluppi di quanto annunciato da Trump. Il presidente americano aveva già inserito i dazi sull’acciaio durante la sua prima presidenza, nel 2018, ora ha di fatto cancellato il sistema di quote e di esclusioni introdotte negli anni per assestare il sistema. Sembrerebbe che ora i dazi possano essere applicati a tutti, indistintamente.
Quanto esporta Cogne Acciai Speciali negli Stati Uniti?
Oggi a livello di fatturato che facciamo all’estero, la metà va all’estero, per l’Italia ci assestiamo sul 60%. Gli Stati Uniti restano comunque ancora una piccola quota, intorno al 10%. I clienti americani che comprano da noi lo fanno perché hanno bisogno di una tipologia specifica di prodotto che non è disponibile in quantità sufficiente negli Stati Uniti. E se non avranno alternative saranno loro ad accollarsi i dazi. Il dazio mina la competitività di chi vende, certo, ma lo paga chi compra.



