Erdogan approva l’entrata della Svezia nella Nato. Usa, si ferma la fabbrica Stellantis di pickup
I punti chiave
Colloquio Lula-Putin, focus su Gaza e Ucraina
I conflitti in Medio Oriente e in Ucraina sono stati i principali temi al centro della conversazione telefonica tenuta oggi tra il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva con il suo omologo russo, Vladimir Putin. Lula, si legge in una nota di Brasilia, ha riferito sulla situazione dei suoi connazionali a Gaza e ha “ribadito l’urgenza di creare un corridoio umanitario che permetta agli stranieri di partire e alle medicine, all’acqua e al cibo di entrare nella Striscia di Gaza”. I due presidenti, prosegue la nota, hanno quindi “concordato sulla necessità di cessare i bombardamenti sulla Striscia di Gaza e di rilasciare immediatamente gli ostaggi”. Putin ha commentato da parte sua la proposta brasiliana al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, alla quale la Russia non ha posto il veto, e “si è rammaricato che dopo tanti decenni non sia stata trovata alcuna soluzione per la creazione dello Stato palestinese”. Per quanto riguarda il conflitto con l’Ucraina, riferisce la nota, “il presidente Lula ha ribadito la disponibilità del Brasile ad aiutare in qualsiasi mediazione quando le parti coinvolte saranno disposte a parlare di pace”.
Zelensky sente bin Salman, grazie per ruolo in vertice di pace
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha reso noto su X di aver avuto una telefonata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. “Ho ringraziato sua altezza reale per gli sforzi personali volti a rendere l’incontro sulla Formula della pace di Gedda un successo, ho invitato un rappresentante saudita a prendere parte al prossimo ciclo di colloqui a Malta e ho sottolineato l’importanza del ruolo del regno nella preparazione del vertice globale sulla pace”, ha scritto Zelensky, “abbiamo discusso anche della situazione in Medioriente. Ho sottolineato la necessità di prevenire un ulteriore inasprimento del conflitto e le vittime civili”.
Usa, si ferma la fabbrica Stellantis di pickup
Lo sciopero dei metalmeccanici americani dilaga con 40.000 dipendenti di General Motors, Ford e Stellantis con le braccia incrociate. In una escalation alla sesta settimana di stop, il United Auto Workers ha ’fermato’ anche l’impianto Stellantis di Sterling Height, vicino Detroit e dove viene prodotto uno dei veicoli più redditizi della società, il Ram 1500. L’annuncio è arrivato a sorpresa ai 6.800 dipendenti dello stabilimento che, secondo i dati del Wall Street Journal, ha prodotto nei primi nove mesi dell’anno 221.500 pickup, circa il 27% della totale produzione americana della casa automobilistica guidata da Carlos Tavares. “Stellantis ha la peggiore proposta sul tavolo per quanto riguarda la progressione dei salari, i compensi dei lavoratori a tempo determinato, gli aggiustamenti al costo della vita e altro”, ha spiegato il Uaw annunciando lo stop di Sterling Heights. Eppure nei giorni scorsi qualcosa sembrava muoversi per una soluzione della disputa e una ripresa dell’attività. Il presidente del Uaw Shawn Fain aveva infatti lasciato sperare in un’intesa vicina per le tre case automobilistiche, mettendo comunque in guardia sulla possibilità di nuovi blocchi prima del taglio del traguardo. “Abbiamo ancora carte da giocarci e loro soldi da spendere. Questa è la parte più dura dello sciopero, quella poco prima di un accordo quando è necessaria una spinta aggressiva per l’ultimo miglio”, aveva spiegato Fain secondo il quale, nonostante i progressi delle case automobilistiche nell’andare incontro alle richieste avanzate, non è ancora opportuno mollare perché è possibile spuntare qualcosa in più. Con il suo pugno duro il Uaw si augura di acquisire nuovi membri fra i dipendenti dell’industria automobilistica, soprattutto in casa di quei costruttori non sindacalizzati, quali Toyota, Honda e Tesla. Pur non avendo alcun ruolo nello sciopero i dipendenti di questi tre case automobilistiche occupano un ruolo importante nella trattativa per il rinnovo del contrattato di lavoro di Gm, Ford e Stellantis. Il sindacato vuole conquistarli, mentre le casa automobilistiche di Detroit li portano a esempio per descrivere i loro svantaggi e la minaccia competitiva che rappresentano in quanto meno costosi per le loro aziende. “Non saremo usati in questa competizione - ha tagliato corto Fain -. I dipendenti” del settore “non sindacalizzati non sono il nemico, sono la nostra futura famiglia”.








