Economia

Acqua, in Lombardia sprechi limitati e depurazione all’avanguardia

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, celebrata il 22 marzo, l’Istat ha stilato un rapporto sulla gestione delle risorse idriche

di Flavia Carletti

3' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In Italia persistono elevate perdite di acqua dalle reti di distribuzione. Secondo il rapporto dell’Istat sull’acqua, preparato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. risulta che nel nostro paese nel 2022, il volume delle perdite idriche totali nella fase di distribuzione dell’acqua è stato pari a 3,4 miliardi di metri cubi, il 42,4% dell’acqua immessa in rete. L’indicatore è in leggerissima risalita rispetto al 2020 (quando era al 42,2%). Sebbene le perdite abbiano un andamento molto variabile, le differenze territoriali e infrastrutturali ripropongono il consolidato gradiente Nord-Sud, con le situazioni più critiche nelle aree del Centro e Mezzogiorno, ricadenti nei distretti idrografici della fascia appenninica e insulare.

Sulle perdite, forte divario Nord-Sud

Nel 2022, i distretti idrografici con le perdite totali in distribuzione più ingenti sono stati la Sardegna (52,8%), la Sicilia (51,6%) e l’Appennino meridionale (50,4%), seguito dall’Appennino centrale (45,5%). L’indicatore raggiunge, invece, il valore minimo nel distretto del Fiume Po (32,5%) e risulta di poco inferiore al dato nazionale nei distretti delle Alpi orientali (40,9%) e Appennino settentrionale (40,6%). A livello regionale, la Lombardia è tra le regioni più virtuose, con un dato inferiore al 35 per cento. Solo la provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta fanno meglio. Il capoluogo di Regione, Milano, rientra anch’esso tra i più virtuosi d’Italia, con le perdite inferiori al 25 per cento. Il divario Nord-Sud nella gestione dell’acqua si va ripetere anche in altri aspetti, dalla qualità del servizio alle famiglie, alla gestione delle acque reflue. Per quanto riguarda in particolare questo ultimo aspetto, le acque trattate provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue urbane possono rappresentare una fonte di approvvigionamento di acqua “non convenzionale” utile per integrare i volumi utilizzati per diverse finalità, escluso l’uso potabile, quali: l’irrigazione, alcuni processi industriali particolarmente idroesigenti, diversi usi civili (quali, lavaggio strade, antincendio, fontane ornamentali) e servizi ambientali (quali, alimentazione aree umide). In tal senso possono contribuire a ridurre il prelievo di risorsa primaria e a fare fronte alla maggiore frequenza di periodi di scarsità idrica, risultato dei cambiamenti climatici in atto e del perdurare di storiche inefficienze di molte infrastrutture idriche.

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Trattato in modo “avanzato” in regione il 27% dell’acqua depurata

Nel 2020, sul territorio nazionale risultano in esercizio 18.042 impianti di depurazione delle acque reflue urbane. Secondo l’Istat, inoltre, il 70% del volume confluito negli impianti di depurazione, corrispondente complessivamente a 4,7 miliardi di metri cubi (poco meno del volume del lago di Bracciano), subisce un trattamento di tipo avanzato, producendo delle acque di scarico con un miglior livello di qualità rispetto agli altri tipi di trattamento, per il maggiore abbattimento dei carichi inquinanti. Tale volume può essere considerato una risorsa potenzialmente disponibile per successivi riutilizzi ed equivale a poco meno di un quarto (22%) dei prelievi complessivi effettuati in media nel periodo 2015-2019 per gli usi irrigui e industriali. La quota maggiore di volume (38%) è generata dai depuratori di tipo avanzato presenti nel Nord-ovest, il 24% nel Nord-est e il 21% nel Centro. Nelle Isole viene trattato il 4% dei volumi nazionali. Gli impianti avanzati della sola regione Lombardia trattano il 27% del volume complessivo di acqua (1,3 miliardi di metri cubi); tutte le altre regioni contribuiscono con quantità inferiori al 12%: il Lazio con l’11% e 529 milioni di metri cubi, e il Piemonte con il 10% e 476 milioni di metri cubi. La Lombardia conta il maggior numero di depuratori con trattamento avanzato, il 19% del totale, mentre nel Lazio sono il 9% e in Piemonte il 4%. Il Veneto e l’Emilia-Romagna, con più impianti rispetto a Lazio e Piemonte, trattano all’incirca le stesse quantità di reflui: rispettivamente il 10% e il 9 per cento.

Famiglie più soddisfatte dei servizi in Lombardia

Per quanto riguarda, infine, la soddisfazione delle famiglie per i servizi, in Lombardia i “molto soddisfatti” sono al 29,7%, la media italiana è del 21,5%, con il Sud al 14%, gli “abbastanza soddisfatti” in Lombardia sono il 63%, in Italia il 64,9% e al Sud il 67,8%, quando i “poco soddisfatti” in Lombardia sono il 6,6%, contro il 10,9% dell’Italia e il 14,6% del Sud, e infine i “per niente soddisfatti” sono lo 0,7%, contro il 2,6% dell’Italia e il 3,7% del Sud.

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