Acn:«L'AI rende gli attacchi più pericolosi, usiamola per difenderci ma con cautela»
Massimo Marotti, direttore del Servizio Strategie e Cooperazione, spiega l'attuale contesto tra guerre ibride e uso dell'intelligenza artificiale
4' di lettura
4' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’impiego degli strumenti di AI «aumenterà la dimensione degli attacchi, ma allo stesso tempo è cresciuta anche la capacità di difesa precoce». A fare un bilancio dell’uso sempre più cruciale dell’intelligenza artificiale nella cybersicurezza è l’ambasciatore Massimo Marotti, direttore del Servizio Strategie e Cooperazione dell’Acn. L’invito, anche riguardo agli attuali allarmi lanciati per rallentare lo sviluppo dell’AI, è di usarla «con cautela e spirito critico», spiega nell'intervista a DigitEconomy.24, in collaborazione con Digit'Ed, gruppo attivo nella formazione e nel digital learning.
Gli incidenti informatici sono in aumento, dobbiamo aspettarci nell’attuale contesto geopolitico un trend in crescita?
I numeri degli incidenti mostrano una tendenza in crescita ma è anche dovuta all'aumento della superficie che l'Agenzia controlla in attuazione della NIS2. Oggi i soggetti pubblici e privati che devono segnalare gli incidenti sono oltre 20.000.
Come cambia il panorama con l’uso dell’AI? La difesa dagli attacchi cyber diventa più difficile?
L’impianto attuale viene in effetti disarticolato dall'impiego dell'intelligenza artificiale perché se le tecniche, i metodi di attacco sono sostanzialmente gli stessi, cambiano la velocità, la dimensione e l'economia dietro gli attaccanti. Oggi, cioè, molti degli attacchi per i quali erano necessarie preparazione e sofisticazione, grazie a un modello di intelligenza artificiale, sono molto più semplici da realizzare. Inoltre, più gli attaccanti impiegano modelli di intelligenza artificiale, maggiore è la dimensione e la pericolosità degli attacchi.







