Accorsi in viaggio con Ulisse: resistere alle sirene dei social
Stefano Accorsi, attore, regista e produttore, ha raccontato sul palco del Festival di Trento la sua idea di economia, i progetti di divulgazione sul cambiamento climatico e il suo più recente lavoro ispirato al mito di Ulisse e dell’Odissea
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«Ricordatevi che dietro a ogni guerra ci sono sempre motivazioni economiche e commerciali, ci diceva la professoressa di storia alle scuole medie. Questa cosa mi aveva colpito perchè non eravamo abituati a concepirla così. Al netto del triste esempio delle guerre, credo che l’economia sia una forma molto interessante di motivazione per l’essere umano. E dunque mi interessa molto, mi appassiona, così come mi appassionano la geopolitica e la politica in generale».
Stefano Accorsi, attore, regista e produttore, ha raccontato sul palco del Festival di Trento la sua idea di economia, i progetti di divulgazione sul cambiamento climatico e il suo più recente lavoro ispirato al mito di Ulisse e dell’Odissea. «L’economia è un grande motore, anche culturale: pensiamo ai mecenati che hanno finanziato l’arte e investito sulla cultura. L’arte è inscindibile dall’economia, e l’economia è sempre dietro alle cose che contano», ha detto.
Sostenibilità a teatro
Unire arte e scienza per portare a teatro il racconto dei temi della sostenibilità e dell’ecologia senza catastrofismi ma con empatia. È l’obiettivo di Planetaria, progetto di cui Stefano Accorsi è direttore artistico e che offre spettacoli e incontri gratuiti sul tema della sostenibilità per adulti e bambini.
«Ipotizziamo scenari futuri, immaginando il nostro mondo come potrebbe essere da qui a cento anni, - racconta l’attore - drammatizzando il tutto, ma seguendo gli impulsi dati da alcuni scienziati che si occupano di temi specifici, che sono sul palco insieme agli attori». «L’idea del progetto, che quest’anno è alla sua seconda edizione - continua Accorsi - è partita da uno studio secondo il quale l’approccio catastrofista su questi temi è controproducente , e anche dal fatto che la letteratura e il teatro sono ambiti dove parlare di questi temi è più efficace». Il teatro «è il luogo - dice - nel quale esiste tutto, e tutto insieme: il dramma, la commedia, la farsa, la tragedia» e dunque diventa il luogo giusto dove raccontare storie, perchè «crediamo che più di mille informazioni, le emozioni lascino un segno importante».
Ulisse e le “sirene” dei social
All’inizio del 2026 arriverà un nuovo spettacolo di Accorsi, un coinvolgente monologo ispirato a Ulisse e ai viaggi mitici dell’Odissea, una metafora del desiderio di esplorazione e di conoscenza dell’ignoto che accomuna tutti gli uomini. «Nella maggior parte delle storie Ulisse è il narratore di sé stesso e questo mi ha fatto riflettere sul potere della narrazione che lo ha reso immortale» spiega l’attore. «É un personaggio molto affascinante e contradditorio, in realtà è solo un uomo che voleva tornare a casa, che non voleva andare in guerra e per questo si era finto pazzo», aggiunge. Se dovessimo calare nel contemporaneo il mito dell’Odissea, a quale canto delle sirene Ulisse dovrebbe resistere oggi? «A tutto quello che è social, perchè cattura la nostra concentrazione trasformandola in distrazione. E anche se siamo consapevoli che i social sono “addittivi”, non ce ne priviamo».



