L’impatto sull’Italia

Accordo Ue-India, dai formaggi, ai dolci, al vino: quali prodotti italiani possono beneficiarne e quali no

Con l’accordo commerciale possono aprirsi grandi opportunità per il settore agroalimentare made in Italy, ma non per tutti i settori

di Giorgio dell'Orefice

(AdobeStock)

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Con l’accordo commerciale Ue-India possono aprirsi grandi opportunità per il settore agroalimentare made in Italy, ma non per tutti i settori. Alcune tipologie di produzioni saranno infatti avvantaggiate dall’apertura di uno dei più grandi mercati al mondo (con 1,4 miliardi di abitanti) ma altre invece difficilmente otterranno benefici.

La popolazione indiana è sostanzialmente vegetariana e pertanto tra i settori che difficilmente beneficeranno dell’apertura delle frontiere ce ne sono due che sono veri e propri fiori all’occhiello del made in Italy alimentare. Fuori gioco sono, ad esempio, i salumi italiani che non riusciranno a farsi largo sulle tavole degli indiani neanche con un azzeramento dei dazi all’ingresso su quel mercato.

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Allo stesso modo non ci saranno grandi opportunità per il comparto lattiero caseario. Non perché gli indiani siano contrari al latte (anzi l’India è uno dei maggiori produttori mondiali) ma per l’avversione o meglio il vero e proprio divieto di uso di caglio animale. Aspetto che mette fuori gioco i formaggi made in Italy.

Fin qui le note dolenti. Ma dall’intesa sono previste anche grandi opportunità. Si potrebbero aprire infatti significative chance di mercato per l’olio d’oliva anche se c’è un enorme lavoro di avvicinamento al consumo per persone che difficilmente hanno avuto finora contatti con il principe della Dieta Mediterranea.

Allo stesso modo grandi spazi si possono aprire per il comparto dolciario e dei prodotti da forno. Categoria che vanta oggi veri e propri appassionati in tutto il mondo e che ha tutte le carte in regola per fare breccia anche nei palati dei consumatori indiani.

Dove si nutrono davvero grandi aspettative è nel settore dei vini e dei distillati. Settori finora molto penalizzati dai pesantissimi dazi all’ingresso: si parla di percentuali di imposizione fino al 150% e che, con l’accordo, adesso scenderanno gradualmente (nel giro di 7-8 anni) fino ad avvicinarsi alla soglia del 20%.

In questo modo si aprirebbe per il vino e gli spirits italiani davvero una prateria sconfinata. Basti pensare che, a causa dei dazi elevati, lo scorso anno in India sono arrivati vini europei per circa 7 milioni di euro. E ad appena a 2 milioni è ammontato il fatturato in India dei vini italiani su un giro d’affari totale all’export di 8 miliardi.

«Questa partnership - ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi - offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa, ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’Ue alle tensioni geoeconomiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur - per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria - è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business».

«La firma dell’accordo di libero scambio con l’India - ha commentato il presidente di Federvini, Giacomo Ponti - rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso. Esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di sette anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera».

Dove la soddisfazione rasenta l’entusiasmo è all’associazione dei produttori di distillati e grappe. «Grazie alla riduzione dei dazi sugli spirits dal 150% al 40% prevista dall’accordo – hanno commentato ad Assodistil - saranno favorite le importazioni di distillati e liquori dai Paesi UE verso l’India, Paese contraddistinto da elevati consumi di bevande spiritose (oltre 23 miliardi di dollari) ed in particolare di distillati come Whisky, Brandy e Rum che rappresentano l’80% delle vendite. L’India vanta, inoltre, una classe media giovane ed orientata ai prodotti di qualità premium e super-premium, è evidente che questa situazione apre opportunità per i prodotti di eccellenza del made in Italy, come Grappa IG e Brandy Italiano IG, che si distinguono per qualità, forte identità e legame col territorio, tutte caratteristiche particolarmente apprezzate dai consumatori indiani».

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