Nasce il nuovo governo danese, Frederiksen riparte dalla Groenlandia
La premier socialdemocratica guiderà per la terza volta il Paese, con un esecutivo di minoranza che sposta il suo baricentro più a sinistra ma che appare fragile. Difesa della Groenlandia e sostegno all’Ucraina restano in cima alle priorità dell’agenda
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Mette Frederiksen guiderà per la terza volta la Danimarca. A oltre due mesi da elezioni vinte con il peggior risultato dal 1903, la leader socialdemocratica ha annunciato al re l’accordo per formare un governo di minoranza, le cui priorità sono state già illustrate. Ne faranno parte due partiti della precedente coalizione – oltre ai Socialdemocratici, i Moderati dell’ex premier Lars Løkke Rasmussen – la Sinistra ecologista, seconda classificata nel voto di marzo, e il Partito social-liberale: quattro partiti invece dei tre della scorsa legislatura. Anche così, peraltro, la coalizione di governo potrà contare solo su 82 seggi su 179 e avrà bisogno di un sostegno esterno, che secondo i media danesi dovrebbe arrivare per lo più dall’Alleanza rosso-verde, più a sinistra del blocco di governo.
Una scommessa ambiziosa
«L’accordo di governo - commenta Christoffer Hentzer-Dausgaard, politologo dell’Università di Copenaghen - è molto ambizioso, ma sospetto che sarà difficile implementarlo. Si tratta di un governo di minoranza con quattro partiti, senza una base fissa che sostenga l’intero programma. Il che significa che l’esecutivo si aspetta di appoggiarsi alternativamente sui voti dell’estrema sinistra rosso-verde e su quelli del centrodestra - Liberali e Conservatori - soprattutto in materia di tagli fiscali. Un quadro diverso dal governo di minoranza guidato da Frederiksen nel 2019, che aveva un memorandum d’intesa con i partiti di sinistra in grado di garantire una maggioranza relativamente stabile».
La formazione dell’esecutivo non è stata del resto semplice, con un Parlamento molto frammentato: ben 12 partiti quasi tutti con meno di venti seggi. Un primo tentativo di Frederiksen di formare il governo è andato a vuoto, ma anche quello di dar vita a un esecutivo alternativo di centrodestra è naufragato rapidamente, riportando in campo come unica opzione per non tornare al voto l’esperta leader socialdemocratica, 48 anni, che si avvia così ad essere il primo ministro più longevo nella storia danese del dopoguerra, con una strada che molti vedono già tracciata per un futuro incarico internazionale di prestigio (per esempio alla guida della Nato).
Continuità sulla Groenlandia
È stata del resto proprio la statura internazionale acquisita da Frederiksen nella contrapposizione alle mire del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia il suo maggiore punto di forza elettorale, quello che ne ha frenato il sostanziale declino di popolarità. E da qui la premier riparte: «Il governo - si legge nel documento che ne illustra l’agenda politica - rimarrà saldo su sovranità, integrità territoriale e il diritto all’autodeterminazione del Regno». Il che significa che sta a Danimarca, Groenlandia e Isole Faroe (le tre entità del Regno) decidere sul proprio futuro, come ha esplicitato lo stesso esecutivo, ribadendo poi il suo incrollabile sostegno all’Ucraina.
Nel segno della continuità, ministro degli Esteri è stato confermato Rasmussen, che già aveva ricoperto un ruolo centrale nei precedenti colloqui con gli Stati Uniti sull’isola contesa. Alle Finanze andrà Peter Hummelgaard. socialdemocratico, mentre ministra dell’Economia sarà Pia Olsen Dyhr, leader della Sinistra ecologista.







