Abodi: «Serve un cambio di sistema, non basta un nuovo presidente»
Il ministro per lo Sport e i giovani nel corso dell’audizione alla Commissione Cultura del Senato sulle prospettive di riforma del calcio italiano si è espresso sulle prossime elezioni federali
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No a cambi di regime o di nomi. Sì a vere riforme che si traducano in cambi di sistema. Il messaggio che il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha lanciato nel corso dell’audizione alla Commissione Cultura del Senato, in ordine alle prospettive di riforma del calcio italiano (tema su cui la stessa commissione ha adottato una specifica risoluzione), arriva all’indomani dell’indicazione da parte della Lega di Serie A del proprio candidato alle prossime elezioni della Figc, Giovanni Malagò, e della discesa in campo del presidente della Lega nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete.
«Rispetto alle titolarità che hanno le componenti federali di cercare un nuovo presidente - ha sottolineato Abodi - ho sempre detto dal primo momento che mi aspettavo, e mi aspetto ancora, che lo sforzo di queste settimane si concentri sul far emergere un programma. “Quello che mi aspetto è una svolta che, pur nella legittima tutela degli interessi individuali, sappia valorizzare la matrice comune degli interessi che sono quelli che garantiscono da un lato i risultati, dall’altro l’allargamento della base sociale del calcio. Le contraddizioni interne non si superano con la scelta di un presidente, sono pronto a fare qualsiasi cosa per dare un contributo a un cambio di registro».
Abodi ha poi aggiunto, con il riferimento al voto quasi unamine che ha sostenuto l’ultima rielezione del dimissionario presidente della Figc Gabriele Gravina: «Non è servito il 98,7% dei consensi per attuare il programma elaborato. Le esperienze di questi anni ci consentono di dire che sarà difficile sorprenderci con nuove soluzioni. Ciò che è mancato è stata la capacità di coniugare gli interessi delle varie componenti federali. Questo non vuol dire che dobbiamo forzare la mano, l’autonomia dello sport va tutelata, ma vorrei avere la ragionevole certezza che non si tratti solo di un cambio di presidenti».
Il ministro per lo Sport e i giovani ha ricordato come la sua presenza in Parlamento non sia legata alle difficoltà del momento, ma a un consapevolezza di problemi cronici che avrebbero dovuto essere affrontati «anche in caso di successo con la Bosnia, ma ora dobbiamo fare tesoro di questo disastro sportivo per trovare una matrice comune per i provvedimenti che rendano il calcio competitivo dal punto di vista sportivo e sociale».
Le iniziative del Governo per intervenire sul settore calcio sono state elencate dal ministro a cominciare dal varo della Commissione indipendente per la vigilanza contabile sulle società professionistiche a quello del Commissario per gli stadi che da pochi giorni, a causa di un lungo iter burocratico di definizione, è pienamente operativo. Abodi ha ribadito come l’orizzonte degli interventi sugli impianti debba essere più ampio di quello relativo agli Europei del 2032, data l’arretratezza degli stadi italiani, e come il ministero dell’Economia abbia già messo a disposizione dei club che intendano attivarsi un contributo in equity di 100 milioni, oltre alle altre forme di sostegno collegate per esempio al Fondo italano per lo Sport.










