Abbiamo bisogno di una classe politica che abbia fame
Occorre essere consapevoli che la cultura è il pane. Cinema e teatro non sono solo intrattenimento, ma occasione di crescita personale e sociale
di Redazione
4' di lettura
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E' diventato famoso prestando il volto a uno dei personaggi più significativi di Baarìa di Giuseppe Tornatore. Attore di cinema e di teatro, protagonista nelle varie stagioni della serie tv La mafia uccide solo d'estate, ha lavorato nella moda, come testimonial e modello di campagne importanti, come quella di Dolce&Gabbana. Attualmente è sul set del film Netflix Il filo invisibile per la regia di Marco Simon Puccioni insieme a Filippo Timi.
Per la seconda volta ci ritroviamo in lockdown. Per la seconda volta cinema e teatri sono stati i primi ad essere chiusi. Ci siamo arrabbiati, abbiamo protestato (con le parole o con il silenzio). Qual è stata la tua prima reazione?
Devo ammettere che il primo moto del mio essere è stato un forte istinto di protesta, ribellione, non accettazione. Non potevo comprendere come due tra i pochi luoghi dove venivano rispettate le misure del protocollo di sicurezza, il distanziamento fisico e non sociale, potessero essere chiusi; spazi che, almeno guardando i dati in circolazione, non erano tra quelli responsabili della trasmissione fuori controllo del virus. E la ribellione si è esacerbata nel momento in cui questi luoghi di cultura venivano definiti superflui perché spazi volti all'“intrattenimento”. Senza nulla togliere a questa forma di spettacolo, ritengo il significato di questa parola riduttivo per includere tutto ciò che accade in teatro ed al cinema.
Proviamo a immaginare come far “svoltare” questa seconda volta, come usarla creativamente perché diventi almeno lo spazio per programmare una ri-partenza. Riesci a pensare a delle “seconde volte” al cinema o a teatro o nella vita che sono state particolarmente significative per te? Ripetizioni che magari sono state pesanti e noiosissime, ma che ti hanno insegnato qualcosa.
Credo che la differenza stia sempre nell'atteggiamento che assumiamo di fronte alle difficoltà e agli ostacoli che la vita pone sul nostro cammino. Mi appartiene uno sguardo positivo ed attivo verso le montagne da scalare… quindi vedo questa crisi come una grandissima occasione per rivedere ciò che siamo, che vogliamo, ascoltare il bisogno del pubblico presente e futuro. Probabilmente cambieranno non solo i temi da affrontare, ma anche il linguaggio e le forme. Spero che la fame di cultura possa dare una bella scossa ad un'impalcatura ormai polverosa. E' il momento di sperimentare, di usare il vuoto come spazio nuovo da cui ripartire.








