A2A, la sfida della neutralità carbonica si vince nelle città
Secondo uno studio condotto dalla società guidata da Renato Mazzoncini e da Teha, emerge che nei centri urbani si generano economie di scala che li rendono ecosistemi ottimali alla lotta contro il cambiamento climatico. Per la decarbonizzazione un pacchetto di investimenti da 270 miliardi di euro.
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Un pacchetto d’investimenti da 270 miliardi di euro per rendere possibile il processo di decarbonizzazione e il miglioramento dell’efficienza e della qualità della vita nelle città italiane entro il 2050, attivando una serie di leve tecnologiche e di servizio già oggi disponibili e riducendo le emissioni delle città di oltre il 50%. È quello che emerge dal Position Paper “Sostenibilità urbana. Decarbonizzazione, elettrificazione e innovazione: opportunità e soluzioni per città future-fit”, realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A e il contributo scientifico di ASviS, presentato nell’ambito della 50esima edizione del Forum di Cernobbio. Secondo l’indagine già oggi i centri urbani si caratterizzano per un’efficienza intrinseca che porta con sé anche un’efficienza complessiva: i 112 comuni capoluogo oggetto dell’analisi consumano il 29% del totale energetico nazionale, a fronte di circa il 60% del Pil generato.
Entro il 2050 i residenti in aree urbane raggiungerà il 70%
Nel 2007, per la prima volta nella storia, la popolazione mondiale residente nelle aree urbane ha superato quella nelle aree rurali (50,1% contro 49,9%). Dal 2007 al 2024, i residenti in aree urbane sono saliti ulteriormente raggiungendo il 58,3% e la previsione è che tale quota possa arrivare a circa il 70% entro il 2050. L’Italia, ad oggi, presenta la minore percentuale di residenti nelle aree urbane tra i Big-5 Paesi europei (oltre a Italia, si considerano Uk, Francia, Spagna e Germania), pari al 72,6%, contro il 78,0% della Germania, l’82,1% della Spagna, l’82,3% della Francia e l’85,1% del Regno Unito.
I trend di urbanizzazione si legano al ruolo “catalizzatore” economico e sociale delle città stesse. In Italia, nei 112 comuni capoluogo oggetto dello studio – che coprono il 7% della superficie nazionale – si genera il 60% del Pil del Paese. Inoltre, le aree urbane si caratterizzano già oggi per un’efficienza intrinseca, che l'indagine ha valutato su tre livelli: termica degli edifici, di servizi a rete e di mobilità. Queste richiedono minor consumo termico (-21% per unità di superficie), generano economie di densità per le reti idriche, elettriche e gas e sostengono un minor utilizzo dei mezzi individuali per gli spostamenti. Nonostante l’efficienza che caratterizza questi luoghi, la concentrazione di attività nelle aree urbane rende necessario nei prossimi anni combinare tale efficienza con una crescente sostenibilità e qualità della vita: nel 2050, con l’attuale trend di urbanizzazione, le emissioni delle città italiane potrebbero crescere del 18%. Non stupisce, dunque, che sei priorità su dieci riportate dai sindaci europei siano riconducibili proprio ad attività e progetti che coniughino benessere dei cittadini e sviluppo sostenibile.
Le 100 città pilota
Per valorizzare questa necessità, la Commissione europea ha lanciato una iniziativa che vede 100 città europee (il 12% della popolazione europea) impegnate in un percorso di decarbonizzazione e miglioramento della qualità della vita. Ognuna di queste città (di cui nove italiane: Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino) deve sviluppare il proprio Climate City Contract, includendo un piano generale per la neutralità climatica per gli edifici, i trasporti, la gestione dei rifiuti e i relativi piani di investimento. Nello studio sono stati identificati alcuni capoluoghi in cui si stanno portando avanti progettualità dirette a coniugare e accrescere qualità della vita e sostenibilità nei propri territori. Nel dettaglio, Teha ne ha individuati sette esemplificativi in tal senso (Milano, Brescia, Messina, Bergamo, Varese, Cremona e Cosenza), trasversali rispetto all’area geografica di appartenenza e alla classe dimensionale.
«Le città hanno assunto un ruolo centrale nello sviluppo sociale ed economico, diventando veri e propri catalizzatori di innovazione e sostenibilità. I dati indicano che, entro il 2050, il processo di urbanizzazione in atto potrebbe portare il 70% della popolazione mondiale a vivere in aree urbane; una percentuale che sale oltre l’80% in Italia e che avrà un conseguente impatto sulle emissioni, in aumento del 18%, e sul consumo energetico. La densità rende però al tempo stesso le città particolarmente efficienti: a livello nazionale, consumano il 29% dell’energia ma producono il 60% del Pil”, ha commentato Roberto Tasca, presidente di A2A. “I sindaci europei indicano come priorità la necessità di coniugare sviluppo e sostenibilità; per farlo è essenziale implementare strategie di decarbonizzazione e investire in nuove tecnologie. Con un tale approccio non solo si potrà contribuire a migliorare la qualità della vita dei cittadini, ma anche stimolare una crescita economica sostenibile rendendo i centri urbani attrattivi e in grado di innalzare la qualità della vita di chi ci vive».









