Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Incrementare la clientela. Poi: spingere la crescita nelle reti e nel business dell’ambiente. Sono tra le priorità di A2A a sostegno dello sviluppo. Attività che, ovviamente, dovranno “confrontarsi” con il progetto d’aggregazione della multiutility della Lombardia (vedere domanda in fondo all’articolo sull’ipotesi dell’Opa). Di là però dall’operazione, la quale ha l’ok dei cda delle società coinvolte (da Acsm-Agam ad Aspem fino ad Aeev, Lario reti holding e la stessa A2A), il risparmiatore è per l’appunto interessato alla concreta articolazione delle priorità indicate.
Orbene, rispetto al fronte degli utenti la volontà è anche, e soprattutto, sfruttare l’ampliamento di servizi e prodotti. In tal senso un focus è sulla generazione distribuita (ad esempio pannelli solari per il retail o le stesse pmi). Poi c’è il tema dell’efficienza energetica: dalla gestione dei dati dello “smart metering” ai led per l’illuminazione. Ancora: è rilevante la mobilità elettrica. Qui, tra le altre cose, A2A punta sullo sviluppo e gestione delle centraline di ricarica delle “electric car”; oppure sull’infrastruttura di rete per alimentare le centraline stesse. Infine ci sono le soluzioni che riguardano le cosiddette smart-city (dai cestini che rilevano il livello di riempimento all’Internet of things) e la smart-home (domotica).
Sul fronte delle reti, invece, una tra le parole d’ordine è: network intelligente. A2A vuole sfruttare sempre di più, come le altre utility, la digitalizzazione del business. Un esempio? I servizi che, tramite sensoristica, riducono (e prevengono) le perdite negli acquedotti. Di là dalla rete-smart una strategia, che sfrutta il recente ingresso di A2A nel solare, è l’integrazione tra le diverse fonti energetiche. Così può pensarsi al fotovoltaico per creare il vapore da immettere nel teleriscaldamento.
Infine, ma non meno rilevante, è il “waste”. Qui uno dei focus del gruppo è sugli impianti di trattamento dei rifiuti. Nel piano d’impresa al 2021, che a breve sarà però aggiornato e dove comunque le priorità fin qui descritte dovrebbero recitare il loro ruolo, i Capex cumulati stimati su questo fronte sono circa 300 milioni. In particolare sono previsti 4 impianti di trattamento della Forsu (cosiddetto umido urbano) e 2 strutture per la plastica. Di queste ultime una è in via di realizzazione mentre per l’altra a breve dovrebbe esserci l’avvio della costruzione. Rispetto invece al trattamento della Forsu, A2A indica che gli impianti sono nella fase dell’iter autorizzativo.
A ben vedere il focus sull’ambiente non stupisce. Al 30 settembre scorso, ultimo dato disponibile, il waste ha contribuito per 25 milioni all’incremento del Mol di gruppo. Una crescita che, al di là del consolidamento di Lgh, è stata spinta proprio dall’attività di trattamento-rifiuti (sia urbani che industriali). L’utility, in linea di massima, indica che il driver di crescita indicato è proseguito. Dapprima perchè in Italia, a fronte dell’incremento della raccolta differenziata, gli impianti di trattamento adeguati sono insufficienti. Il che implica la salita dei prezzi del trattamento stesso. Inoltre la società ha realizzato il pressing sui costi. Tanto che a fine 2017 il Mol al netto delle voci non ricorrenti della business unit “waste” è stimato in rialzo rispetto al 2016.