Affitti brevi, il flop della cedolare al 26%: vale solo 17 milioni di gettito extra
di Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste
di Cheo Condina
2' di lettura
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Entro il 2035 investimenti per 17 miliardi di euro ammissibili alla tassonomia Ue, di cui 7 miliardi dedicati alle principali misure di decarbonizzazione. Un pressochè totale abbattimento delle emissioni dirette e indirette lungo l’intera catena del valore: -90% entro il 2050 (rispetto al 2023). È questo, in estrema sintesi, il primo piano di transizione climatica presentato ieri da A2A che definisce target, leve operative e strumenti finanziari per guidare il percorso del gruppo energetico verso l’obiettivo del Net Zero al 2050. Secondo il Ceo Renato Mazzoncini il nuovo piano di transizione climatica rappresenta «l’impegno di A2A per un mondo decarbonizzato nel quale continuiamo a credere. Abbiamo 23 miliardi di investimenti al 2035, di cui 17 ammissibili alla tassonomia Ue e 7 dedicati all’abbattimento dell’anidride carbonica». Del resto, ha osservato, il 2050 «è terribilmente vicino e l’obiettivo è riuscire ad arrivare decarbonizzati. Se non seguiamo una roadmap rigorosa non ci riusciremo». Ciò anche a fronte di sfide tecnologiche importanti, due su tutte: i data center, «necessari ma molto energivori» e l’elettrificazione delle flotte. Dunque sarà necessario sviluppare nuove infrastrutture, così come lavorare sulla cattura della CO2 e sugli accumuli.
Detto in altre parole, che sono quelle del presidente di A2A, Roberto Tasca, «la mitigazione dei cambiamenti climatici rappresenta una condizione imprescindibile per la stabilità dei sistemi ambientali, sociali ed economici». Anche perché il cosiddetto “costo del non fare” è enorme: «Dal 2000 a oggi, gli eventi climatici estremi hanno generato danni per oltre 3.600 miliardi di dollari e le stime indicano che i costi dell’inazione potrebbero raggiungere i 1.200 trilioni di euro, quasi il doppio degli investimenti necessari a rispettare gli Accordi di Parigi», ha aggiunto Tasca, evidenziando come in questo scenario «i piani di transizione climatica delle imprese rivestono un ruolo essenziale nella mobilitazione dei capitali».
Il piano di A2A è fondato sull’assunto che l’Italia raggiungerà la neutralità climatica al 2050, e stima il taglio del 90% dell’impronta carbonica di gruppo entro metà secolo rispetto al 2023, con compensazione delle sole emissioni residue tramite crediti di rimozione certificati. La strategia del gruppo sarà imperniata su due filoni, economia circolare ed elettrificazione dei consumi, con 7 miliardi di investimenti al 2035 allocati in misure di decarbonizzazione, tra cui spiccano 3,4 miliardi destinati allo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili e 1 miliardo a soluzioni di cattura della CO2 per impianti waste-to-energy, recupero di calore industriale e dai data center per le reti di teleriscaldamento, elettrificazione della flotta dedicata alla raccolta rifiuti e sviluppo della produzione da bioenergie.