A Venezia “Un bon petit soldat”, la grande lezione morale di Stéphane Briz
In concorso alla Mostra di Venezia il nuovo film del cineasta francese con protagonista Alba Rohrwacher
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Stéphane Brizé torna a raccontare il mondo del lavoro: dopo la celebre e bellissima trilogia composta da “La legge del mercato”, “In guerra” e “Un altro mondo”, il regista francese ha portato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia “Un bon petit soldat”, un nuovo lungometraggio incentrato sulla tematica che ha reso sempre più grande il suo cinema.
Chiedilo al Sole
Tre anni dopo il bellissimo “Le occasioni dell’amore”, Brizé sceglie ancora Alice Rohrwacher come protagonista per affidarle il delicato ruolo di Carla, una brillante dirigente completamente votata al lavoro. Dietro un’apparenza impeccabile nasconde una profonda insicurezza, ma è comunque riuscita a costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della vita familiare. Da poco nominata responsabile delle Risorse Umane di una grande azienda, ha il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione. Ma quando scopre un caso di management tossico, il suo già fragile equilibrio potrebbe rompersi del tutto.
Profonda e brillantissima satira sul mondo aziendale, “Un bon petit soldat” è l’ennesima, grande lezione morale di Brizé, capace, come pochissimi altri nel cinema contemporaneo, di parlare in maniera estremamente naturale, e profonda al tempo stesso, di rapporti umani.
Se nella prima parte i toni sono spesso da commedia, grazie a un’efficace presa in giro di certe dinamiche legate all’universo lavorativo, man mano che passano i minuti è il dramma (privato e professionale) a prendere il sopravvento, arrivando poi a un crescendo sempre più cupo e inquietante.
Se già i tempi tecnici della regia risultano impeccabili, ancora più incisivi sono i dialoghi di un film che ha proprio nella sceneggiatura il suo massimo punto di forza: Brizé scrive personaggi credibili e decisamente intensi, senza mai scadere nella retorica e, anzi, utilizzando una levità di scrittura a dir poco invidiabile.






