Il provvedimento

A Venezia hanno aperto 500 nuove attività, modello per i centri storici

Un bilancio di quattro anni dell’innovativa misura definita “antipaccottiglia” - Abbattuto il fenomeno dei negozi “apri e chiudi”

di Barbara Ganz

Alcuni passanti percorrono una delle principali vie dello shopping a Venezia, in Italia.  (Fotografo: Marco Secchi/Bloomberg)

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«Tra attività artigianali e commerciali, in questi anni, hanno aperto oltre 500 negozi: siamo molto soddisfatti di questo provvedimento che sta facendo da modello anche per i centri storici delle più grandi città italiane, alle prese con i medesimi problemi, tra negozi che scompaiono nel giro di pochi mesi e vendita di oggetti in serie e di scarsa qualità».

L’assessore alle Attività produttive del comune di Venezia Sebastiano Costalonga tira così le somme di quattro anni dell’innovativa misura definita “antipaccottiglia”, compresi i tre anni di sperimentazione a partire dal 2022.

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Il bilancio

Fra le nuove aperture si contano l’atelier di alta sartoria, le botteghe di artigianato artistico, la gioielleria, il negozio di oggetti d’arte e il salone di bellezza, la cartoleria, il fruttivendolo e il fioraio: tutte attività che pian piano sono tornate a mostrarsi tra calli e campi del centro storico di Venezia. E per restarci: i dati mostrano che è stato praticamente abbattuto il fenomeno dei negozi “apri e chiudi”.

L’Amministrazione comunale ha recentemente illustrato i dati conclusivi relativi all’applicazione della normativa per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale nel centro storico. A Ca’ Farsetti, a illustrare il bilancio, con l’assessore Costalonga l’assessora alla Sicurezza Elisabetta Pesce, con gli uffici tecnici del Comune di Venezia e la Polizia locale. Presenti anche le associazioni di categoria veneziane, che hanno contribuito alla definizione della normativa: Valentina Di Matteo, direttrice Aepe, Luciano Gambero, presidente del consorzio Promovetro, il direttore di Confartigianato Matteo Masat, il direttore di Cna Giampaolo Toso e Giacomo Sardegna in rappresentanza di Ascom Confcommercio.

Il coordinamento

Il provvedimento, nato dal coordinamento istituzionale tra Comune, Regione Veneto e ministero della Cultura, ha permesso di trasformare infatti le restrizioni sperimentali in un assetto regolamentare definitivo.

Il bilancio del periodo monitorato ha evidenziato l’efficacia del dispositivo nel contenimento della cosiddetta “paccottiglia” e la spinta all’apertura di negozi di vicinato, artigianato e di prodotti di alta qualità: da maggio 2022 a marzo 2026 hanno alzato le saracinesche 86 negozi di alta gamma, 65 di artigianato artistico, 28 attività tra negozi di oggetti d’arte e gallerie (ben sette le nuove gallerie in questi primi mesi del 2026). Ma sono anche tornati un fioraio, quattro fruttivendoli e un negozio di animali domestici. «Attuare la normativa - ha sottolineato Costalonga - non è semplice e serve una grande volontà politica. Oltre ad un lavoro di condivisione e di squadra tra uffici e associazioni di categoria che devono mettere come prioritaria l’attenzione per Venezia».

L’assessora Pesce ha citato «l’ottimo risultato sul fronte del contrasto all’odiosa piaga delle attività ”apri e chiudi”. Tale fenomeno, spesso associato a dinamiche di evasione fiscale e instabilità economica, è stato drasticamente ridotto grazie all’iniziale definizione di un perimetro di tutela rigoroso e alla selezione delle categorie merceologiche ammesse». I dati confermano una contrazione dell’83% nelle cessazioni di nuove attività nell’area protetta, rispetto al periodo pre-normativo, segnale di una stabilizzazione qualitativa del mercato.

I criteri

Il regolamento vigente, hanno ricordato gli assessori, stabilisce criteri certi per l’insediamento di nuove realtà economiche, limitandone l’apertura all’interno di specifici ambiti di tutela che includono l’intero sestiere di San Marco, gli edifici sottoposti a vincolo culturale e le aree prospicienti i flussi pedonali intensi. La compatibilità delle nuove aperture è invece subordinata all’appartenenza a un elenco tassativo di codici Ateco consentiti, favorendo i settori dell’artigianato d’eccellenza, dell’alta gamma e dei servizi essenziali per la residenzialità.

Fondamentale, come sottolineato anche dalle associazioni di categoria, è l’attività di vigilanza che ha accompagnato l’applicazione della norma con rigore sanzionatorio: tra maggio 2025 e aprile 2026, la Polizia locale di Venezia, con il Nucleo Polizia delle Attività Produttive, ha eseguito 17 provvedimenti di rimozione degli effetti della Scia, con conseguente chiusura immediata delle attività non conformi. Resta centrale nell’attenzione dell’amministrazione, ai fini del decoro urbano nell’area del Sito Unesco, il divieto di esposizione di merce esterna alle vetrine.

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