A Sud occupazione al 47,9% contro il 61,9% del Paese
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Sotto il profilo occupazionale, il Sud del nostro paese (che comprende le regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) continua a mostrare significative difficoltà rispetto al resto della Penisola.
I dati della rilevazione sulle forze lavoro relativi al primo semestre 2024 (di fonte ISTAT) rivelano, per il Mezzogiorno, un tasso di occupazione per la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni pari al 47,9%, un valore sensibilmente inferiore rispetto alla media nazionale (che si attesta al 61,9%) e ai livelli raggiunti dalle altre ripartizioni, come il Nord-Ovest (68,8%), la Lombardia (69,2%) e l’area orientale del settentrione (70,3%). Analizzando i dati per singola regione, emerge una Calabria in forte ritardo rispetto agli standard nazionali (44,3%), seguita a breve distanza dalla Campania (45,0%) e dalla Sicilia (45,9%). Al contrario, alcune regioni del Mezzogiorno mostrano tassi di occupazione lievemente più confortanti rispetto al resto del Sud, come nel caso della Puglia (51,4%), Basilicata (55,4%) e Sardegna (57,1%), che tuttavia restano al di sotto della media Italia.
Preoccupanti anche i livelli di occupazione femminile: rispetto a un valore globale del 53,1%, il Meridione è fermo a un limitato 35,9%, con Campania e Calabria (nuovamente) fanalini di coda della ripartizione (rispettivamente 32,3% e 32,6%) mentre alcuni picchi massimi si registrano in corrispondenza della Basilicata (43,6%) e della Sardegna (50,0%). Altro indicatore chiave è il tasso di inattività, che misura la quota di popolazione in età lavorativa non attivamente impegnata nella ricerca di occupazione (o non disponibile a lavorare nell’immediato futuro). In tal senso, gli inattivi nel Mezzogiorno raggiungono una quota pari al 44,3% (che arriva ad un 47,4% per la Calabria e a un 46,3% per la Sicilia), a fronte di un 33,2% dell’Italia nel complesso e del 27-28% per le altre macro-ripartizioni.
Per completare il quadro sulle condizioni del mercato del lavoro, è possibile usufruire dei dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che offre informazioni sugli innesti di personale che le imprese hanno programmato di effettuare durante l’anno. Il numero di entrate di lavoratori nel Mezzogiorno durante i primi 10 mesi del 2024 è pari a 1,2 milioni di unità, circa un quarto del totale nazionale e in crescita rispetto allo stesso periodo del 2023 (+4,4%).
Tuttavia, rapportando tale valore alla popolazione residente, il risultato che emerge è tra i più bassi della Penisola (9,9 entrate ogni 100 residenti, contro le 12,2 del Nord-Ovest e le 14,8 circa della Lombardia e del Nord-Est).

