In fiera

A Stoccolma la scena Tech sostiene l’arte

Qualità dell’offerta elevata e ottime vendite sotto i 50 mila euro alla Market Art Fair

di Silvia Anna Barrilà

“Den fertila halvmånen” foto Peter Larsson. Courtesy Bonniers Konsthall

6' di lettura

English Version

6' di lettura

English Version

Il nome è programma. Alla fiera di Stoccolma Market Art Fair, che si è svolta dal 23 al 26 aprile, si vende e si compra. D’altro canto, è una città profondamente orientata al business, dove c’è un’altissima concentrazione di start up innovative e tech companies di grande successo, tra cui Spotify, Klarna, King.com.

Un mercato forte

Lo stand di Wilson Saplana a Market Art Fair, con Hannah Heilmann e Jytte Rex, fotografia di Anja Karolina Furrer, 2026. Courtesy Wilson Saplana

E proprio da questo settore vengono numerosi collezionisti d’arte, che durante la giornata di apertura ai Vip della fiera hanno acquistato abbondantemente. “È stata un’edizione di successo” ha commentato Sara Berner Bengtsson, direttrice della fiera da cinque anni, a capo di una piccola e giovane squadra, tutta al femminile. “La Svezia e gli altri Paesi Nordici rimangono ricchi, nonostante la recessione. Dal canto nostro, abbiamo cercato di creare opportunità di vendita per i galleristi, che oggi sono di fronte a nuovi collezionisti, più giovani, che cercano l’evento, per cui la fiera ne beneficia. L’80-90% delle gallerie torna ogni anno, per cui ha stabilito contatti solidi”.

Loading...

Jonatan Pihlgren, “Dit inga ögon når”, 2026, olio su tela, 200 x 450 cm. Courtesy Coulisse Gallery

“Durante il giorno di apertura ai Vip, abbiamo avuto l’impressione che, nel contesto globale il cui ci troviamo, le persone avessero voglia di distrarsi e spendere soldi per sé stessi” ha raccontato Ola Gustafsson di Elastic Gallery, che mostrava ricami su tela e sculture in legno di Dick Hedlund (Svezia, classe 1985, prezzi 1.500-10 mila euro).

Benjamin Orlow, “Ritual City” 2026, Copyright: Romy J. Levi. Courtesy Season 4 Episode 6

La struttura della fiera

La fiera è stata fondata 20 anni fa da alcuni galleristi di Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Islanda come una manifestazione per l’arte dei Paesi Nordici. Ma quest’anno si è aperta alle gallerie straniere: “perché in un mondo sempre più chiuso e nazionalistico crediamo che l’arte debba significare apertura, inclusione e scambio cross-culturale” ha spiegato la direttrice Berner Bengtsson. “Inoltre, va a beneficio della scena locale, e anche qui ci sono tante gallerie che mostrano artisti internazionali.”

Le gallerie sono selezionate da una commissione che, diversamente da tante altre fiere, è composta da curatori e direttori di musei presieduti da Lars Nittve, che è stato direttore fondatore della Tate Modern e direttore del Moderna Museet, il che si riflette nella qualità dell’offerta. Vengono favorite le presentazioni personali, bipersonali, o curate.
Altra novità di quest’anno è stata la location: si è rinunciato al fascino istituzionale del palazzo antico, per andare in un’ex-area portuale dall’atmosfera post-industriale, che ha trasmesso ai collezionisti l’idea di una fiera vera e propria.

Ólafur Elíasson, “The transformative space just before now”, 2026. Courtesy i8

La manifestazione è molto concentrata, con sole 54 gallerie e circa 150 artisti, ma questo la rende piacevole da navigare. I prezzi vanno da 300 euro a 300 mila, ma in media le opere sono sotto i 50 mila euro, mentre i prezzi degli stand gravitano intorno ai 9-10 mila euro. Non ci sono sezioni, “perché siamo una fiera democratica – ha spiegato la direttrice, vogliamo che le gallerie beneficino l’una dell’altra, per cui, se c’è una galleria affermata, la affianchiamo ad una emergente, se c’è una galleria con un grande seguito in Svezia, la posizioniamo vicina ad una che è qui per la prima volta. Non vogliamo le grandi gallerie davanti e le piccole dietro. Anche perché non riflette il loro vero status: ci sono alcuni espositori giovani che hanno già un riconoscimento internazionale più elevato di quelle storiche”. Pensiamo a Coulisse Gallery, che ha aperto nel 2022 e ha già esposto a Frieze e a Liste. In fiera mostrava lavori di Jonatan Pihlgren (Svezia, 1993), nati a seguito della morte di un suo amico, ma ispirati alla primavera e alla rinascita, ricchi di riferimenti alla cultura contemporanea e alla musica rock e underground (2-25 mila euro).

Gli artisti affermati

La maggior parte delle gallerie hanno messo in dialogo pittura e scultura, creando piccole esposizioni curate. Spiccava all’ingresso una grande scultura di Benjamin Orlow (Finlandia, 1984, vive a Londra), uno dei tre artisti che la prossima settimana vedremo alla Biennale di Venezia nel Padiglione dei Paesi Nordici, con un’opera che anticipa quella produzione presentata dalla galleria di Londra Season 4 Episode 6 (69 mila euro, è destinata ad un’istituzione).
Non poteva mancare Olafur Eliasson, presentato dalla galleria islandese i8 con un nuovo gruppo di lavori realizzati con pigmenti mischiati ad alcool e una scultura realizzata con zinco riciclato dall’atmosfera (prezzi da 25.000 a 195.000 euro). “A Stoccolma c’è una buona base di collezionisti che compra bene” ha detto il proprietario della galleria, Börkur Anarson, “sebbene in questi anni la contrazione si sia sentita”. Al secondo giorno la galleria aveva già venduto metà dello stand ed era in trattativa per la scultura.

“Non c’è mai stata una vera crisi, a parte negli anni intorno al 2010-11” ha commentato il gallerista danese Bo Bjerggaard, che ha aperto la sua galleria nel 1999. Da allora rappresenta uno degli artisti più famosi dell’area come Per Kirkeby, in stand accanto a Tal R, che nei prossimi mesi avrà una mostra al Millesgården Museum in Svezia, e ad altri più giovani come Rasmus Nilausen e Emily Gernild (prezzi da 10 mila a 120 mila euro).

Altri artisti affermati a livello internazionale erano Nathalie Djurberg e Hans Berg allo stand di Belenius (avevano anche Isabella Ducrot, sola artista italiana in fiera insieme a Romina Bassu, mentre Giorgia Garzilli è stata esposta all’esterno della fiera allo Spazio Libero), e poi Miroslaw Balka e Ann Edholm da Nordenhake, che quest’anno celebra 50 anni, con una presentazione molto forte sui conflitti e la violenza nel mondo (prezzi da 42 mila euro per Edholm fino a 60-150 mila euro per Balka).

L’arte emergente

Mentre la maggior parte delle gallerie locali sono già attive dagli anni 90, negli ultimi cinque anni circa sono nate nuove realtà, che pure erano presenti in fiera con proposte fresche. Per esempio, Ross Sutton da New York, che ha aperto una sede in un appartamento in centro proprio per l’elevato numero di collezionisti scandinavi tra i suoi contatti, ha mostrato artisti della diaspora africana come Rita Mawuena Benissan dal Ghana (un’opera su tessuto era offerta a 15 mila dollari).

Issues ha venuto tutti i dipinti di Simon Wadsted (Svezia, 1994), che dipinge tende e facciate come scusa per sperimentare con la pittura e i materiali (2-12 mila euro). Saskia Neuman ha presentato Kasper Nordenström, influenzato dall’Arte Povera e dalla pittura processuale (7-10 mila euro), insieme a Matti Hoffnel, ceramista che si è appena diplomato (3-4 mila euro). Anche qui quasi tutto venduto.

Un’altra artista interessante era Hannah Heilmann allo stand di Wilson Saplana di Copenhagen, con opere in cui piccoli oggetti di scarto della vita quotidiana vengono usati per segnare il tempo che l’artista – una giovane madre – passa a prendersi cura del figlio, lontano dall’atelier (2-4 mila euro). Le sue opere erano in dialogo con Jytte Rex, artista 84enne che ha fatto la storia dell’arte femminista in Danimarca ed è profondamente ammirata dalle giovani (8-12 mila euro). “Si sente oggi una sorta di ritorno al paesaggio (un genere molto forte nella tradizione nordica, ndr) come una sorta di romanticismo nazionalista” – così ha commentato la gallerista Christina Wilson la scena locale, – “è una sorta di escapismo dallo scenario troppo spaventoso del mondo globale”. Al suo stand c’erano anche le fotografie di Inuuteq Storch, artista della Groenlandia che ha rappresentato la Danimarca all’ultima Biennale, che è già nelle collezioni del Moderna Museet e del MoMa (5-9 mila euro).

La forza delle istituzioni

Insomma, una scena tutta da scoprire, a cui in questo momento anche il British Museum ha da poco dedicato una mostra, “Nordic Noir”, chiusa il 22 marzo. Sono state esposte più di 150 delle circa 400 opere su carta che il museo inglese ha collezionato negli ultimi anni grazie a fondi dell’Ikea. Anche il Buffalo Art Museum ha scelto di focalizzarsi sui Paesi Nordici con un orizzonte di ben 60 anni, acquistando opere dell’area grazie a fondi raccolti dal museo americano nei Paesi Nordici. Una scena che, secondo i due musei e non solo, è stata ignorata a lungo (il Guggenheim vi ha dedicato, nei primi anni ’80, una mostra intitolata “Sleeping Beauty–Art Now: Scandinavia Today”), ma dove esiste un ecosistema artistico strutturato, solido e dinamico.
Basti pensare a istituzioni pubbliche di grande prestigio come il Moderna Museet, che nel 2028 compie 70 anni e che ha appena riorganizzato la sua collezione per sfuggire all’ordine cronologico e mettere in dialogo opere moderne e contemporanee in mostre tematiche, oppure iniziative private come la Bonniers Konsthall, che pure, come la fiera, quest’anno compie 20 anni e mostra l’avanguardia dell’arte svedese. Al momento è qui esposto un altro nome da segnare, quello di Ingela Ihrman, con le sue grandi sculture che interpretano il mondo animale e vegetale.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti