A scuola il volto deve essere riconoscibile
Non sono in discussione convinzioni religiose, tradizioni o libertà personali, ma si tratta di garantire sicurezza, regolarità delle attività didattiche e tutela dei minori.
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I punti chiave
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Sono molte, e concrete, le ragioni per cui all’interno di una scuola il volto delle persone deve poter essere riconoscibile.
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Non si tratta di mettere in discussione convinzioni religiose, tradizioni o libertà personali, ma di garantire alcune condizioni essenziali per il corretto funzionamento di un’istituzione pubblica: identificazione certa, sicurezza, tutela dei minori, regolarità delle attività didattiche e assunzione delle responsabilità.
L’identificazione certa
Il primo problema riguarda l’identificazione degli studenti. La scuola deve poter verificare con certezza che la persona presente in aula sia effettivamente quella iscritta e registrata. Con il volto completamente coperto diventano più difficili i controlli delle presenze e, nei casi estremi, non può essere esclusa la sostituzione di persona. La stessa esigenza diventa ancora più evidente durante le verifiche scritte, gli esami, le prove di laboratorio e tutte quelle attività nelle quali è indispensabile accertare senza ambiguità l’identità dello studente che sta svolgendo la prova. La credibilità della valutazione scolastica presuppone infatti che non vi siano dubbi sull’identità di chi viene valutato.
La sicurezza degli accessi
C’è poi un tema generale di sicurezza degli accessi. Una scuola non è uno spazio anonimo: vi entrano quotidianamente studenti, docenti, personale, genitori, esperti esterni e fornitori. Sapere chi si trova all’interno dell’edificio e poterlo riconoscere costituisce una misura elementare di prevenzione e di tutela dell’intera comunità scolastica. Il Ministero dell’Interno, anche nelle più recenti indicazioni sulla sicurezza negli istituti, ha richiamato l’esigenza di rafforzare prevenzione, vigilanza e tutela negli ambienti scolastici.
La delicatezza (aggiuntiva) a infanzia e primaria
La questione diventa ancora più delicata nelle scuole dell’infanzia e primarie. Al momento dell’uscita, gli insegnanti hanno la responsabilità di affidare un bambino esclusivamente al genitore o alla persona formalmente autorizzata a prenderlo in consegna. Se chi si presenta ha il volto completamente coperto, il semplice fatto che dichiari di essere la madre, una parente o una delegata non può essere considerato sufficiente. Il personale scolastico deve poter verificare l’identità della persona alla quale sta affidando un minore. Non si può chiedere a un insegnante di assumersi una responsabilità così grave sulla base di una semplice dichiarazione. La persona che si presenta potrebbe essere una diversa componente del nucleo familiare, una persona non autorizzata oppure, nel caso più grave, qualcuno che tenta di sostituirsi al soggetto indicato dalla famiglia. Il punto, dunque, non è stabilire quale rapporto familiare intercorra tra le persone, ma verificare una cosa molto più semplice: che chi prende in consegna il bambino sia esattamente la persona autorizzata dalla scuola e dalla famiglia.
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