L’intervento

A scuola il volto deve essere riconoscibile

Non sono in discussione convinzioni religiose, tradizioni o libertà personali, ma si tratta di garantire sicurezza, regolarità delle attività didattiche e tutela dei minori.

Studentesse musulmane con l'hijab nero intente a scrivere al banco, concentrate su un compito.  Rawpixel.com - stock.adobe.com

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Sono molte, e concrete, le ragioni per cui all’interno di una scuola il volto delle persone deve poter essere riconoscibile.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Non si tratta di mettere in discussione convinzioni religiose, tradizioni o libertà personali, ma di garantire alcune condizioni essenziali per il corretto funzionamento di un’istituzione pubblica: identificazione certa, sicurezza, tutela dei minori, regolarità delle attività didattiche e assunzione delle responsabilità.

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L’identificazione certa

Il primo problema riguarda l’identificazione degli studenti. La scuola deve poter verificare con certezza che la persona presente in aula sia effettivamente quella iscritta e registrata. Con il volto completamente coperto diventano più difficili i controlli delle presenze e, nei casi estremi, non può essere esclusa la sostituzione di persona. La stessa esigenza diventa ancora più evidente durante le verifiche scritte, gli esami, le prove di laboratorio e tutte quelle attività nelle quali è indispensabile accertare senza ambiguità l’identità dello studente che sta svolgendo la prova. La credibilità della valutazione scolastica presuppone infatti che non vi siano dubbi sull’identità di chi viene valutato.

La sicurezza degli accessi

C’è poi un tema generale di sicurezza degli accessi. Una scuola non è uno spazio anonimo: vi entrano quotidianamente studenti, docenti, personale, genitori, esperti esterni e fornitori. Sapere chi si trova all’interno dell’edificio e poterlo riconoscere costituisce una misura elementare di prevenzione e di tutela dell’intera comunità scolastica. Il Ministero dell’Interno, anche nelle più recenti indicazioni sulla sicurezza negli istituti, ha richiamato l’esigenza di rafforzare prevenzione, vigilanza e tutela negli ambienti scolastici.

La delicatezza (aggiuntiva) a infanzia e primaria

La questione diventa ancora più delicata nelle scuole dell’infanzia e primarie. Al momento dell’uscita, gli insegnanti hanno la responsabilità di affidare un bambino esclusivamente al genitore o alla persona formalmente autorizzata a prenderlo in consegna. Se chi si presenta ha il volto completamente coperto, il semplice fatto che dichiari di essere la madre, una parente o una delegata non può essere considerato sufficiente. Il personale scolastico deve poter verificare l’identità della persona alla quale sta affidando un minore. Non si può chiedere a un insegnante di assumersi una responsabilità così grave sulla base di una semplice dichiarazione. La persona che si presenta potrebbe essere una diversa componente del nucleo familiare, una persona non autorizzata oppure, nel caso più grave, qualcuno che tenta di sostituirsi al soggetto indicato dalla famiglia. Il punto, dunque, non è stabilire quale rapporto familiare intercorra tra le persone, ma verificare una cosa molto più semplice: che chi prende in consegna il bambino sia esattamente la persona autorizzata dalla scuola e dalla famiglia.

Le ragioni didattiche ed educative

Vi sono inoltre ragioni didattiche ed educative. La scuola è un luogo fondato sulla relazione: tra docente e studente, tra compagni, tra famiglie e personale scolastico. Il volto costituisce una componente fondamentale della comunicazione non verbale: consente di comprendere attenzione, difficoltà, disagio, emozioni e reazioni, elementi particolarmente importanti nell’età evolutiva e nelle attività educative. Esistono poi situazioni di emergenza - un’evacuazione, un malore, un incidente nei laboratori - nelle quali poter riconoscere rapidamente le persone presenti può assumere un rilievo concreto anche ai fini della sicurezza.

Nessuna contrapposizione tra libertà e divieti

Lo stesso ordinamento italiano, quando disciplina i documenti di identificazione, distingue chiaramente tra il diritto di indossare copricapi per ragioni religiose, culturali o mediche e la necessità che il volto resti chiaramente visibile ai fini del riconoscimento: le indicazioni ufficiali per la Carta d’identità elettronica consentono infatti tali coperture, ma richiedono che il volto sia mostrato integralmente e sia chiaramente distinguibile.

Per questo il principio da affermare dovrebbe essere semplice e generale: nella scuola ciascuno è libero di esprimere la propria identità e le proprie convinzioni, purché il volto rimanga riconoscibile ogni volta che ciò sia necessario per l’identificazione, la sicurezza, la valutazione scolastica e la tutela dei minori.

Non è una contrapposizione tra libertà e divieti. È la ricerca di un equilibrio tra libertà individuale e responsabilità che una comunità educativa deve necessariamente garantire.

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