A Schio il teleriscaldamento taglia le bollette delle aziende
Sono 22 le imprese della zona industriale allacciate alla rete di Alto Vicentino Ambiente. Grazie al tetto fisso il risparmio arriva a 30%-40% a seconda della fornitura e con un massimo di spesa
di Barbara Ganz
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Una fonte alternativa che permette alle imprese di risparmiare in tempi difficili: rispetto alle tariffe usuali, si andava dal 10% al 20% di taglio a seconda del tipo di azienda e fornitura in tempi normali, fino ad arrivare ora a un 30-40%, con in più un tetto fisso di spesa che permette a chi lavora di poter fare i propri piani di produzione e investimento diminuendo il grado di incertezza, almeno sul tema dell’energia.
Siamo a Schio, provincia di Vicenza, terra di realtà eccellenti come il nuovo sito produttivo di Gps (specializzata nella produzione di sacchetti per lo shopping ed etichette) nato sulle ceneri dell’ex stabilimento Smit Textile, una delle prossime imprese a collegarsi al teleriscaldamento. Attualmente sono 22 le imprese della zona industriale che sono allacciate alla rete di teleriscaldamento di Alto Vicentino Ambiente, progettata a partire dal 2008 e in servizio dal 2014 con successivi ampliamenti. Il termovalorizzatore che la alimenta si trova in zona baricentrica rispetto ai punti di partenza delle due condotte (Est e Ovest), e risale agli anni Settanta, quando i comuni dell’Alto vicentino pensarono a una soluzione per liberarsi dal conferimento in discarica.
L’impianto non è stato immune dall’effetto nimby (le contestazioni alla costruzione) e ha avuto un lungo iter autorizzativo: oggi, di fatto, l’obiettivo di non avere più discariche, magari una per municipio (31 sono quelli associati) come avveniva in passato, può dirsi raggiunto. La scelta di utilizzare, oltre all’energia, il calore prodotto è successiva.
Una scelta lungimirante, «quella che ha previsto questo tipo di impianto, ci ha creduto e investito – afferma il presidente di AVA Giovanni Cattelan -. E questo Cda ha tutta l’intenzione di proseguire su questa linea. Infatti, nel 2022, con i nuovi investimenti previsti, AVA renderà disponibile il teleriscaldamento anche a nuove zone della zona industriale di Schio, offrendo la possibilità alle imprese scledensi non solo di avere un prezzo dell’energia che permetta loro di essere competitive sul mercato internazionale, ma anche di avere accesso a una fonte d'energia virtuosa e rinnovabile».
La rete di teleriscaldamento ricava infatti l’energia necessaria al riscaldamento dell’acqua calda dall’incenerimento dei rifiuti che sono costituiti anche da biomasse quali il legno, la carta e residui di umido/verde per almeno il 52% in peso. L’energia termica fornita dal teleriscaldamento di AVA viene certificata dal GSE, nella stessa proporzione, come energia rinnovabile. Il risultato è la fornitura di energia per il tramite di una catena più corta (e quindi più affidabile) e la differenziazione del mix energetico che comprende una fonte alternativa, oltre che più sostenibile: «In questo senso, lo sviluppo del teleriscaldamento risulta essere strategico per tutelare il territorio, le sue imprese e i suoi posti di lavoro rispetto a shock esterni come quelli che stiamo vivendo oggi. Questo perché l’energia viene prodotta non grazie al gas, ma incenerendo i rifiuti tramite il proprio termovalorizzatore», spiega Cattelan.


