L’hub è uno spazio d'avanguardia fin dalla sua stuttura: 1.200 metri quadrati su due piani di sale e spazi di co-working vicino a North Beach, storico quartiere di San Francisco caro agli italiani. Nato su impulso della Presidenza della Repubblica e del ministero degli Affari esteri e della cooperazione Internazionale, è decollato come partnership pubblico-privato: la gestione dei servizi è stata vinta dall'associazione temporanea di imprese, guidata dalla Fondazione Giacomo Brodolini ed Entopan Innovation.
«Innovit è una straordinaria opportunità per i tanti innovatori del nostro Paese», dice Fabio Sgaragli, responsabile del progetto per il gestore. Per la prima volta, hi-tech, business e cultura sono sotto lo stesso tetto: l’hub ospita infatti anche l'Istituto italiano di cultura e il desk dell'Agenzia Ice, la Italian Trade Agency. L'ambizione, per l'Italia, è di ampliarlo al mondo accademico e, se avrà successo, riprodurlo fuori dagli Usa.
Un Advisory board di altissimo livello
Innovit può contare su un Advisory board di altissimo livello, con 15 super esperti attivi negli Stati Uniti e con conoscenza dell'Italia del mondo delle imprese innovative, della ricerca più tecnologicamente avanzata e degli investimenti con capitali di rischio: gli investitori Alec Ross (AMPLO, Visiting Professor all'Università di Bologna, saggista, ex Consigliere per l'Innovazione al Dipartimento di Stato), Giovanni Colella (OODA Health), Assia Grazioli Venier (Muse Capital), Doug Mauro Leone (venture capitalist, ex Sequoia Capital Managing Partner), Diego Piacentini (View Different, Exor Seeds, ex top manager di Apple e Amazon, ex Commissario per l'Agenda Digitale del Governo italiano), Kim Polese (Crowdsmart e Berkeley), Ronald Spogli (Freeman, Spogli & Co., ex Ambasciatore USA in Italia), Tom Siebel (C3-AI), Jamie Viggiano (Fuel Capital), i manager Natalia Bergamaschi (Google), Francesco Grilli (Qualcomm), Luca Maestri (Apple); e i Professori Maria Grazia Roncarolo (Stanford), Shankar Sastri (Berkeley) e Silvio Savarese (Chief Scientist Salesforce e Stanford).
Nel corso della prima riunione dell’Advisory board, sono emersi diversi temi e proposte per sostenere l’innovazione italiana in modo concreto: l'importanza di un maggiore sostegno istituzionale alle nostre start up e imprese innovative; la necessità che Innovit operi in senso bi-direzionale, portando il meglio dell’Italia negli Usa ma anche attraendo in Italia la Silicon Valley; il ruolo chiave del venture capital e del collegamento tra business e centri di ricerca; la rilevanza dell'imprenditoria femminile e della formazione dei giovani ad una cultura dell'innovazione; la necessità per l'Italia di intercettare le opportunità che nascono negli ecosistemi più avanzati del mondo; il rilievo degli investimenti anche per il loro impatto sociale. Le linee strategiche emerse nella riunione e dal lavoro che sarà svolto dell'Advisory board verranno sottoposte al Comitato di direzione del centro, presieduto dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.
Il forte sostegno dell’Ambasciatrice Zappia e della Farnesina
Nello stesso incontro, l’'Ambasciatrice d'Italia negli Usa Mariangela Zappia ha evidenziato il clima favorevole per l’innovazione nel nostro Paese, la qualità dei talenti italiani dei settori più avanzati e gli investimenti ingenti del Pnrr in digitalizzazione, transizione verde, ricerca e istruzione. Il progetto italiano, ha proseguito, non vuole essere “one-off” ma è destinato a durare nel tempo come iniziativa strategica pluriennale e presenza tangibile italiana in Silicon Valley: una vera e propria “antenna per l'innovazione”, che rappresenti una piattaforma e un ponte tra Italia e Usa che sia “future-proof” per disegnare le aziende e le risorse umane del domani, in un mondo in transizione epocale. «Innovit può e deve essere un catalizzatore di idee, conoscenza e investimenti a sostegno di aziende innovative, start up, centri di ricerca e università italiane negli Stati Uniti», ha concluso l’Ambasciatrice Zappia.