Arte Continua

A Paladino la cittadinanza onoraria, l’Italia arriva sempre dopo

Il maestro della Transavanguardia suggerisce ai giovani talenti italiani di andare sul pianeta mondo per avere visibilità. Una sua prossima mostra a Perugia

di Eleonora Sampieri

3. Mimmo Paladino – “I Dormienti”, Fonte delle Fate Poggibonsi ph. Denya Falsetti

2' di lettura

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Mimmo Paladino, maestro della Transavanguardia, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Poggibonsi, in riconoscimento del profondo legame che lo unisce alla città grazie all’opera “I Dormienti”, installata nel 2000 presso la Fonte delle Fate. La proposta, avanzata da Mario Cristiani, presidente dell’associazione Arte Continua, sottolinea come l’arte pubblica possa diventare motore di rigenerazione e valorizzazione territoriale, contribuendo nel tempo a costruire identità e attrattività culturale. A margine del riconoscimento, Mimmo Paladino condivide con Arteconomy la sua visione sull’arte contemporanea e sullo stato del sistema artistico italiano.

“I dormienti“ di Mimmo Paladino, donata alla città di Poggibonsi e collocata stabilmente presso la Fonte delle Fate, porticato del XI secolo che ricopre una sorgente e una vasca.

Durante la sua lunga carriera ha avuto appoggio da parte di artisti o curatori?

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Ho guardato Tiziano, Piero della Francesca, anche Rauchenberg, le opere che mi sono sembrate più affini alla mia ispirazione, anche se chiaramente sono distanti nei secoli, questo non è importante.

Può affermare di non aver avuto sostegni pratici?

No, non esistono. I curatori arrivano sempre quando ormai la strada è spianata, gli incontri possono comunque accadere come per esempio il mio con James Putnam con cui ho fatto quest’esperienza memorabile come l’opera “I Dormienti” alla Roundhouse di Londra, quella è stata una pietra miliare rimasta nel percorso storico del mio lavoro. Come tante altre cose, uno fa tante opere poi alla fine, qualcosa succede è un’opera diventa più definita e importante di un’altra.

Durante la sua carriera quale è stato il suo rapporto con istituzioni e musei?

I primi a interessarsi al mio lavoro sono stati istituti non italiani ma europei, poi addirittura americani e giapponesi. Quindi c’è stato un risveglio strano su alcuni artisti italiani, le istituzioni italiane sono arrivate dopo. Ci sono pochi musei in Italia, che io ricordi, che hanno fatto mostre, mentre ce ne sono state tante in tanti altri luoghi. Ma le vere istituzioni museali sul contemporaneo, ritengo, che in quel momento fossero più in Europa, in Germania, Svizzera e Inghilterra.

Un maestro come lei, come legge il sistema dell’arte italiana? E come lo ha letto nel tempo?

C’è una grande distrazione, voglio dire, i Futuristi sono stati scoperti quasi prima in America, gli americani hanno mostrato presto un grande interesse museale.

Il sistema italiano è in grado di sostenere l’artista?

Il sistema italiano non aiuta l’artista, o meglio, non sostiene l’arte visiva, magari sostiene l’arte “canzonettistica”.

Cosa pensa degli artisti giovani e meno giovani?

Sicuramente ci sono artisti a me contemporanei interessanti e artisti del passato, anche molto antico, che ritengo contemporanei ugualmente. Cosa dire a un giovane? Quello che giustamente deve fare è guardare oltre quello che c’è stato e poi tornare a guardare anche a quello che è stato creato prima di lui, in qualche modo l’arte è una grande catena. L’arte di adesso mi sembra interessante, bisogna parlare di artisti planetari ormai, bisogna sapere in Cina cosa fanno, dove c’è una gran vivacità, come è giusto che sia. Pure gli artisti italiani devono andare sul pianeta mondo, per avere una visibilità.

Quali sono i programmi per il futuro?

Ci sarà una mostra in Italia in un museo storico sull’arte antica del Duecento: il museo di Perugia vuole dedicarmi una mostra antologica, sarà a novembre, curata da Costantino d’Orazio, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia.

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