L’osservatorio

A Milano lo stipendio non basta più: fino al 60% per abitazione e trasporti

Con le retribuzioni medie lorde di un impiegato, che vanno dai 1.542 euro ai 2.700 al mese, Il canone non dovrebbe superare il 30% dello stipendio

di Sara Monaci

Aerial view of Piazza Duomo in front of the gothic cathedral in the center. Drone view of the gallery and rooftops during the day. Milan, Italy. High quality photo Dima Anikin - stock.adobe.com

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La forbice fra reddito e costo della casa a Milano si amplia sempre di più, gli affitti brevi aumentano in modo esponenziale (considerando le varie tipologie, come gli affitti transitori) e per vivere a Milano uno stipendio medio non basta più. Questo è il quadro impietoso sulla capitale economica del Paese, messo in luce dal terzo rapporto Oca (osservatorio casa abbordabile), realizzato da Politecnico di Milano, Ccl e Lum. Evidentemente la dinamica milanese è simile a quella di altre capitali europee e non solo. Tuttavia altrove, sottolinea Massimo Bricocoli, professore di Urbanistica al Politecnico, «si è cominciato ad attuare politiche per invertire la tendenza». Esempi alla mano: Parigi, Barcellona e New York stanno riflettendo sulla distorsione di un mercato che vede nelle case un asset finanziario e non più un luogo dove abitare. «È il principale problema, quello che davvero fa aumentare i costi. Milano potrebbe intervenire come hanno fatto altri comuni, anche se certamente è una riflessione da fare insieme a quella dei poteri che in prospettiva la città metropolitana potrebbe avere e ancora non ha», insiste Bricocoli. Rincara la dose Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio cooperative lavoratori di Milano: «Senza una politica abitativa le città muoiono, e con loro il tessuto economico. Se si respingono fasce di lavoratori fuori dalla città, non ci saranno più nemmeno i servizi».

Grande tema dibattuto. A Milano la risposta è spesso stata: la soluzione è andare a vivere nell’hinterland. Ma il report dimostra che anche le aree limitrofe hanno ormai prezzi non raggiungibili per gli stipendi medi e bassi «per colpa di una politica sul canone concordato sbagliato fatto negli anni passati», dicono Bricocoli e Maggioni, e che il pendolarismo aggiunge costi da sostenere.

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Vediamo i numeri, riferiti al 2024 nella ricerca ma che rispecchiano una tendenza ancora attuale. I prezzi di compravendita immobiliare nel 2024 sono cresciuti dell’8,5% rispetto all’anno precedente; i canoni di locazione hanno segnato un +6,5%, ma i salari medi aumentano solo del 4,2%, al di sotto dell’inflazione. Per i redditi medio bassi la crescita è ancora più ridotta, pari al 3,7%; per gli impiegati è del 2,7 percento. Il problema è che tutte queste fasce rappresentano l’85% dei dipendenti privati della città. Chiaro segno che Milano non è una città per chi lavora, sottolinea il rapporto.

Inoltre da sottolineare che in cinque anni, dal 2020 al 2024, la quota di affitti a lungo termine passa dal 66% al 51%, mentre quella delle locazioni temporanee (transitori, studenti e affitti brevi) sale dal 34 al 49 percento. Salgono inoltre gli acquisti legati a nuclei monofamiliari, segno che la casa è diventata una forma di investimento.

Per rendere “abbordabile” un appartamento bisognerebbe che il canone non superasse il 30% dello stipendio, considerando che le retribuzioni medie lorde vanno dai 1.542 euro ai 2.700 al mese per gli impiegati.

La questione dell’abbordabilità supera il confine amministrativo: il confronto fra reddito medio comunale e costi abitativi descrive una crescente tensione allargata a tutto l’hinterland. La situazione infatti è simile a Sesto San Giovanni, Rho, Melzo, Seregno, Paderno Dugnano, Bresso, Brugherio e, a sud, Rozzano, Corsico e Melegnano: gli stipendi medi rendono accessibili appartamenti non superiori ai 70 metri quadrati.

Il mondo cooperativo tuttavia vede dei segnali positivi: sebbene dal 2000 lo Stato abbia smesso di investire a livello nazionale sull’edilizia pubblica, il piano Casa di Milano rappresenta un tentativo di inversione di tendenza. Anche se «ci vorrebbe maggiore incisività sugli affitti brevi e sulla capacità di creare una quota di equità urbana», come la definisce Maggioni: ovvero la capacità di recuperare dagli investimenti dei “ricchi” risorse per alimentare nuove costruzioni per i redditi più bassi.

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