Spettacoli

A Milano le contaminazioni del FOG Performing Arts

Racconto, sorpresa, realtà e finzione nella nuova edizione dell’appuntamento con le sperimentazioni e la ricerca nella scena performativa

di Vito Lentini

(©Silvia Poch)

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Dal 2018 FOG Performing Arts Festival è uno degli spazi milanesi più fertili di indagine, sperimentazione e ricerca nella scena performativa contemporanea. Teatro, danza, performance e musica sono gli alvei di questo annuale appuntamento in cui la contaminazione è finalmente caldeggiata, agguantata e squadernata. Nella ricca programmazione dedicata al lavoro di nuovi artisti e delle loro indagini performative abbiamo seguito i temi dell’identità e della discordia nelle proposte di Alessandro Sciarroni e Marcos Morau.

(© Andrea Macchia)

Alessandro Sciarroni e Marta Ciappina: “Op.22 No.2”

Nella prima parte del festival tra le proposte troviamo “Op.22 No.2”, breve creazione che in venti minuti abbraccia e fende, seghetta e avvolge, ricorda e sperimenta. Creato per la danzatrice Marta Ciappina questo assolo del coreografo Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia e già Artista Associato di Triennale Milano Teatro, rammenta alcune sequenze autobiografiche dell’interprete dialogando tra il silenzio della prima parte e il poema sinfonico del compositore finlandese Jean Sibelius, “Il cigno di Tuonela”, nella chiusa del lavoro. Adattata al versatile spazio del PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano il lavoro ospita quel vitreo sguardo di Marta Ciappina che svela, infiamma e nobilita la stratificazione di gesti e movimenti concepiti da Sciarroni. Si ha come l’impressione di scrutare un soliloquio in danza pregno di quel pensiero condiviso ed empatico che conduce all’interrogativo di Ciappina e, forse, di ogni spettatore: “non sono forse io?”

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Milano, FOG Performing Arts 2026

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Trepidanti e lugubri bramosie in Marcos Morau

Temi che abbiamo ritrovato anche nello spettacolo “La mort i la primavera” di Marcos Morau creato lo scorso anno e già presentato alla Biennale di Venezia. Con la sua compagnia La Veronal l’artista associato di Triennale Milano Teatro qui evoca l’omonimo romanzo di Mercé Rodoreda squadernando nella drammaturgia gli arcaici riti di sopraffazione e oppressione.

(©Silvia Poch)

Così le luttuose e trepidanti bramosie conducono lo spettatore non verso una pedissequa narrazione di quella fiaba feroce che è la fonte diretta della pièce ma, di converso, danno l’impressione di richiamare alla mente una delle due forze cosmiche dell’Amore e della Discordia indagate, nel V sec. a. C., da Empedocle di Agrigento. In effetti lo sviluppo teatrale di Morau sembra tradurre il vicendevole predominio delle due forze e il conseguente progressivo nascere e distruggersi ricercato dal filosofo siciliano verso una netta prevalenza di uno stato di tensione tetro, crudele e perturbante. Un’apologia della conculcazione in cui i nove validissimi interpreti commemorano ataviche - e spesso ambigue - lugubri atmosfere.

Le proposte e gli interrogativi suggeriti dal festival milanese continuano fino alla fine del mese di aprile e per la prima volta FOG tornerà anche in autunno con una programmazione pensata per i mesi di ottobre e novembre.

FOG Performing Arts Festival, Triennale Milano

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