Ddl Valditara

Educazione sessuale a scuola: alle medie e alle superiori solo con il consenso dei genitori

Via libera finale del Senato al Ddl Valditara con i paletti per le attività curriculari ed extra-curriculari, che diventa legge.

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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Dopo un pit stop di quasi tre mesi dall’ok in commissione, necessario forse a far decantare le polemiche politiche che avevano accompagnato il primo ok parlamentare della Camera, anche l’aula del Senato ha approvato il Ddl Valditara sul consenso informato. Che così diventa legge. Il via libera è arrivato con 78 voti favorevoli e 38 contrari. Il provvedimento impone il consenso esplicito dei genitori per tutte le iniziative inerenti la sfera della sessualità, anche se extra curriculari, alle medie e alle superiori. Oppure dello studente, se nel frattempo è diventato maggiorenne. A infanzia e primaria invece se ne potrà parlare solo nell’ambito dei nuovi programmi al via da settembre.

La richiesta di consenso

La richiesta di consenso - per gli studenti di medie e superiori - esplicita le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività, oltre all’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti. Se tra i destinatari ci sono alunni minorenni va garantita la presenza di un docente durante lo svolgimento delle iniziative. L’autorizzazione va chiesta entro il settimo giorno antecedente alla data prevista per lo svolgimento delle attività.

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In caso di mancata adesione dei genitori gli alunni si astengono dalla frequenza. Sarà la scuola a garantire, mediante i propri strumenti di flessibilità e di autonomia didattica e organizzativa, la fruizione di attività alternative, comunque comprese nel Piano triennale dell’offerta formativa (il cosiddetto Ptof).

I paletti per gli studenti più piccoli

Fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali appena riformate dallo stesso ministro Valditara per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità. Fuori quindi dalla cornice dei programmi scolastici, ogni altra attività didattica e progettuale avente ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità è esclusa.

Sul punto, le nuove indicazioni nazionali sono chiare. E mirano a rafforzare il concetto di scuola «che educa alle relazioni educative e ai sentimenti», visto che - come sostengono ormai tutti gli esperti a prescindere dai loro orientamenti politici - uno dei compiti più importanti delle istituzioni scolastiche nei prossimi anni sarà quello di ridurre (e auspicabilmente eliminare) il terribile fenomeno dei femminicidi. Per i bambini di infanzia e primaria si agirà quindi su due fronti, in linea con quanto già previsto per l’insegnamento dell’educazione civica. Il primo è l’educazione al rispetto della donna, il secondo è l’approdo verso sentimenti positivi, in particolare l’empatia.

Il coinvolgimento dei soggetti esterni

Il testo disciplina poi il coinvolgimento di soggetti esterni nello svolgimento di attività formative curricolari ed extra-curricolari legate alla sessualità. In questo caso potranno fare lezione solo se arriva l’ok del collegio dei docenti e l’approvazione del consiglio di istituto. Per quanto riguarda la loro selezione è il collegio dei docenti che dovrà definire i criteri sulla base dei quali procedere alla comparazione e alla valutazione dei titoli e della comprovata esperienza professionale, scientifica o accademica nelle materie oggetto dell’intervento e della coerenza con la finalità educativa e dell’adeguatezza al livello di maturazione e all’età dei discenti.

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